Il Governo sta valutando di portare a 30mila euro il limite di debito con il Fisco oltre il quale non si possono più usare i crediti d’imposta per pagare altre tasse. Lo riporta QuiFinanza: l’ipotesi riguarda la Manovra per il 2027. Per ora non c’è nessuna decisione: la misura non è stata approvata e dovrà passare dal vaglio della Manovra.

Il limite attuale è di 50mila euro e vale dal 1° gennaio 2026, fissato dalla manovra precedente. Prima, nel 2025 e negli anni passati, il blocco scattava solo con debiti erariali oltre i 100mila euro. Se l’ipotesi andasse in porto, in due anni la soglia passerebbe dunque da 100mila a 30mila euro, meno di un terzo del livello di partenza.

Il meccanismo riguarda la compensazione orizzontale, cioè pagare un tipo di imposta con un credito maturato su un’altra, tramite il modello F24. Un’impresa con un credito Iva, per esempio, può usarlo per saldare altre imposte. Chi ha cartelle esattoriali non pagate sopra la soglia perde questa possibilità. Il credito però non svanisce: resta nella disponibilità del contribuente, che torna a poterlo usare quando il blocco cade.

Il divieto tocca le imposte erariali con i relativi accessori, quando il debito è già stato iscritto a ruolo, e i carichi che l’agente della riscossione ha ricevuto da atti dell’Agenzia delle Entrate. Contano anche i termini di versamento scaduti e l’assenza di provvedimenti di sospensione. Restano fuori le somme dentro piani di rateazione rispettati con regolarità, e valgono eccezioni per i contributi previdenziali e i premi assicurativi.

Si aggiunge un’altra restrizione, già in vigore e indipendente dalla soglia: riguarda certi debiti erariali scaduti che superano i 1.500 euro. Una soglia più bassa si sommerebbe a questa, e allargherebbe la platea di chi si trova con le mani legate anche con esposizioni più contenute.

Come se ne esce? Secondo l’ipotesi in discussione, basta riportare il debito complessivo sotto il limite. Pagarne una parte permetterebbe di tornare a compensare, sempre che gli altri requisiti di legge siano rispettati. Le regole definitive dipenderanno dal testo che entrerà, eventualmente, nella Manovra.

Dietro la mossa c’è la lotta alle imprese che aprono e chiudono in fretta, le cosiddette apri e chiudi, e spariscono e lasciano un conto aperto con Fisco e previdenza. In quattro anni, scrive QuiFinanza, ne sono state chiuse d’ufficio circa 20.300 perché considerate irregolari. I crediti usati da chi ha debiti rilevanti sono inoltre un terreno su cui si concentrano i controlli, sia delle Fiamme Gialle sia dell’Agenzia delle Entrate.

C’è un limite da tenere presente nella lettura. Non è stato indicato quanti contribuenti verrebbero toccati dalla soglia a 30mila euro, né quanti crediti resterebbero congelati. Senza questi numeri è difficile dire se la stretta colpisca soprattutto gli evasori seriali o anche chi ha un debito temporaneo e un credito legittimo.

Per professionisti e imprese con cartelle aperte, il passo utile è controllare l’importo complessivo dei carichi a ruolo e verificare se una rateazione sia già in corso. La partita si chiude con il testo finale della Manovra, da seguire nelle prossime settimane.

Secondo QuiFinanza, nell’articolo di Claudio Cafarelli pubblicato lunedì 26 ottobre 2026.