Per portare a casa 24.000 euro netti l’anno, cioè 2.000 al mese, un forfettario deve fatturare tra 26.963 e 31.960 euro. Lo calcola Money.it in una serie di simulazioni su tre mestieri. Il punto di partenza è semplice: il fatturato non è il guadagno, e il netto non si ottiene con una sottrazione.

Tre variabili spostano il risultato. La prima è il coefficiente di redditività, tra il 40% e il 78%, che stabilisce quanta parte del fatturato diventa reddito imponibile. La seconda è l’aliquota dell’imposta sostitutiva: 5% per le nuove attività, altrimenti 15%. La terza è la cassa previdenziale, con contributi diversi da una categoria all’altra. Nei calcoli, i contributi versati si sottraggono dal reddito su cui si applica l’imposta.

Il programmatore freelance lavora con un coefficiente del 67% e versa alla Gestione Separata Inps con aliquota del 26,07%. Con l’aliquota al 5% gli servono 29.980 euro di fatturato: su un imponibile di 20.086 euro paga 5.236 euro di contributi e 744 euro di imposta. Con il 15% il fatturato necessario sale a 31.960 euro, e i contributi salgono a 5.582 euro, mentre l’imposta arriva a 2.374 euro. Passare dal 5% al 15% costa quindi quasi 2.000 euro di fatturato in più.

Il commerciante parte da un coefficiente del 40%, il più basso dei tre, e versa alla cassa Inps di artigiani e commercianti. Qui il contributo è fisso: 4.611,64 euro l’anno, finché il reddito non supera i 18.808 euro. Oltre quel limite l’aliquota è del 24,48% fino a 56.224 euro e del 25,48% sulla parte successiva. Con l’aliquota al 5% bastano 28.960 euro di fatturato, con 349 euro di imposta. Con il 15% si arriva a 29.700 euro, con 1.090 euro di imposta.

Il confronto più utile è tra i primi due. A parità di netto, il commerciante fattura meno del programmatore con la stessa aliquota, perché il suo reddito imponibile resta sotto la soglia del contributo fisso e il coefficiente basso riduce la base su cui si paga l’imposta. Resta il fatto che 4.611,64 euro di contributi si pagano comunque, anche in un anno magro.

Il giornalista libero professionista iscritto alla Gestione Separata dell’Inpgi ha il coefficiente del 67%. Il suo contributo soggettivo è del 12%, che diventa 14% dopo i 24.336 euro. Il 4% addebitato al committente in fattura come rivalsa resta fuori dal calcolo. Chi inizia con l’aliquota al 5% deve fatturare 26.963 euro: l’imponibile è di 18.040 euro, i contributi sono 2.167,83 euro e l’imposta 794,87 euro. Con il 15% il fatturato sale a 28.876 euro, i contributi sono 2.321,63 euro e l’imposta 2.553,79 euro.

I conti arrivano da simulazioni pubblicate da Money.it, non da una verifica fiscale su casi reali. Restano fuori le spese del commercialista, che la testata cita tra le voci da mettere in conto, ma senza stimarne il costo. Ogni mestiere ha poi una sua cassa: chi ha un profilo diverso dai tre esempi non può copiare queste cifre.

Per chi sta per aprire la partita IVA, il passo concreto è prendere il proprio coefficiente e la propria cassa, e rifare il conto partendo dai 24.000 euro netti che vuole. Il commercialista, a quel punto, si aggiunge alla lista dei costi.

Simulazioni pubblicate da Money.it il 23 ottobre 2026, a firma di Patrizia Del Pidio.