Il 67,6% delle imprese agricole italiane ha registrato almeno un episodio di danno riconducibile a eventi meteorologici avversi nel triennio 2023-2025. Lo segnala AGRIcoltura100, l’indagine promossa da Reale Mutua e Confagricoltura giunta alla sesta edizione, condotta su un campione di oltre 3.800 aziende. Il punto debole non è la frequenza dei danni, ma la protezione contro quel rischio: soltanto il 24% delle imprese intervistate risulta assicurato.

Tra i fenomeni più ricorrenti spiccano due categorie quasi appaiate per impatto: da un lato grandine, tempeste e piogge intense, dall’altro le ondate di caldo estremo. Ciascuna delle due ha colpito più del 40% delle aziende del campione, con un danno definito ingente in quasi un caso su quattro, il 24,6%. Più distanziate seguono le alluvioni insieme alle esondazioni, che toccano il 17% delle imprese; la brina, insieme al gelo, si ferma al 15,2%, agli uragani e alle trombe d’aria tocca il 10,4%, mentre a frane e smottamenti resta il 7,7%.

Quando il danno arriva, colpisce quasi sempre il raccolto: il 92% delle aziende danneggiate lamenta perdite sulle colture. Una quota minoritaria ma tutt’altro che marginale segnala anche danni alle strutture aziendali nel 23,4% dei casi, difficoltà legate alla scarsità d’acqua nel 12,4% e un terreno che si erode più velocemente nel 10,1%. Sono effetti che non si esauriscono nella stagione in cui avvengono, perché intaccano la capacità produttiva degli anni successivi.

La percezione del rischio resta però più bassa della realtà dei danni. Solo la metà delle aziende, il 51%, si dichiara esposta a grandine e tempeste, e tra queste appena un quarto, il 25,9%, collega l’aumento del rischio al cambiamento climatico. Per le alluvioni la quota scende al 32,4%, per il gelo si ferma attorno al 30%, per le frane arriva quasi al 24%. A determinare davvero la consapevolezza, secondo l’indagine, è l’esperienza diretta: chi ha già subito un danno negli ultimi tre anni si percepisce esposto in oltre 7 casi su 10, una quota che in alcune categorie di eventi supera l’80%. Tra chi non ha ancora avuto danni, la stessa percezione crolla a circa il 30% per le piogge intense e si ferma vicino al 20% per gli altri fenomeni.

Il rapporto, curato da Mbs Consulting del gruppo Cerved, non affronta le ragioni della bassa diffusione delle polizze. Il divario tra il 67,6% di aziende colpite e il 24% di aziende coperte resta però il numero che racconta meglio la vulnerabilità del settore agricolo italiano. Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, l’indagine fa parte del Rapporto 2026 sul rischio climatico in agricoltura, diffuso in questi giorni.

Per chi gestisce un’azienda agricola, il dato più operativo riguarda proprio la percezione: aspettare di subire un danno prima di valutare una polizza significa arrivare alla prossima raccolta già in ritardo sulla protezione del rischio.

Dati tratti dal Rapporto 2026 di AGRIcoltura100, riportati da Il Sole 24 Ore il 30 luglio 2026.