Gli ordini di macchine utensili ai produttori italiani sono cresciuti del 10,5% nel terzo trimestre, ma il dato nasconde due mercati opposti. Fuori dall’Italia le commesse sono salite del 24,7%, sempre sul terzo trimestre 2025. Sul mercato interno sono scese del 7,1%. Lo riporta Il Sole 24 Ore, che ha raccolto i numeri elaborati da Ucimu-Sistemi per Produrre.

Il calo italiano pesa di più perché arriva con gli incentivi già attivi. La nuova piattaforma dell’iperammortamento funziona da giugno, e Riccardo Rosa, che guida Ucimu, parlando a Milano all’apertura della rassegna Bi-Mu, ha ammesso che dopo un avvio pieno di entusiasmo si vede un rallentamento. Il viceministro del Mimit Valentino Valentini parla di un “attimo di incertezza” dopo il primo rimbalzo. Ricorda che la misura mette sul tavolo tre anni di dotazione, per dieci miliardi.

Servono due cautele per leggere bene la cifra. Il terzo trimestre è il periodo con i volumi più bassi dell’anno: l’indice sta a quota 59, con la media del 2021 fissata a 100. Su una base così piccola anche uno scarto modesto in valore assoluto si traduce in una percentuale larga.

C’è poi il confronto con i mesi scorsi. Nel primo e nel secondo trimestre gli ordini italiani erano calati rispettivamente del 29% e del 39%. Il meno 7,1% è quindi un quadro meno cupo, anche se non basta a parlare di ripresa.

Perché le aziende frenano? Secondo Rosa pesano l’incertezza internazionale e il rincaro dell’energia, che spingono gli industriali a rimandare le spese in macchinari finché il quadro non si chiarisce. L’imprenditore piemontese Mauro Biglia, che guida un’azienda di torni, conferma che ogni trattativa aperta oggi in Italia passa dall’iperammortamento. Le trattative quindi ci sono. Mancano le firme.

All’estero il motore sono gli Stati Uniti, dove tirano la difesa e l’energia. Matteo Mattuzzi, direttore commerciale di Pama, lo dice senza giri, e Biglia aggiunge la richiesta di componentistica per i data center. Nei dati del primo semestre gli Stati Uniti valgono 329 milioni di euro di vendite italiane di settore, con una crescita del 12,6%. La Germania ne vale 137 milioni, in rialzo del 7,6%, e per Rosa comincia a dare segnali di ripresa. Seguono Francia, Polonia e Spagna.

Per settore, l’automotive resta il principale cliente ma continua a languire. Crescono invece le richieste dalla difesa e dall’aerospazio, in qualunque area geografica. Gian Piero Cutillo, condirettore generale di Leonardo, descrive un eccesso di domanda: l’azienda fa di tutto per rispondere, ma il nodo non è solo la capacità produttiva, contano anche i tempi di sviluppo.

Il fronte dell’auto ha un problema di concorrenza. Roberto Vavassori, presidente di Anfia, ricorda che la quota cinese sulle auto vendute in Italia era del 2% quattro anni fa e oggi è al 15%. La sua ricetta è tornare a innovare e investire, e cita 1600 miliardi di risparmi dei privati parcheggiati nei conti correnti italiani.

Chi lavora nella meccanica strumentale italiana ha un indizio da seguire: il dato del quarto trimestre dirà se le trattative attuali si trasformano in ordini prima della pausa di fine anno. L’iperammortamento 5.0 permette di distribuire gli investimenti fino a settembre 2028, e questo lascia alle imprese margine per aspettare.

Dati Ucimu-Sistemi per Produrre sugli ordini del terzo trimestre, riportati da Il Sole 24 Ore (articolo di Luca Orlando) il 14 ottobre 2026.