LVMH ha chiuso il terzo trimestre con ricavi per 18,5 miliardi di euro e una crescita organica dell’1%, sotto le attese. Secondo Money.it, a trascinare il gruppo verso il basso è la divisione Fashion & Leather Goods, che comprende moda e pelletteria: nel trimestre ha perso il 5% su base organica.

Quella divisione è la più grande del gruppo e la più redditizia. Nel trimestre ha incassato 8,2 miliardi; un anno prima erano 8,8 miliardi. Bernstein, in una stima riportata dalla stampa tedesca, le attribuisce una quota fino al 72% degli utili operativi: quando frena lei, il resto del gruppo non basta a compensare.

Le altre quattro divisioni sono cresciute. Selective Retailing ha segnato +8%, Watches & Jewelry e Wines & Spirits +6% ciascuna, Perfumes & Cosmetics +1%. Sono numeri positivi, ma su basi molto più piccole.

Sui primi nove mesi il fatturato arriva a 57,1 miliardi, il 2% in meno su base dichiarata rispetto ai 58,1 miliardi del 2025. Se si tolgono cambi e perimetro, la variazione è invece di +2%. La distanza tra i due dati dipende dall’effetto valutario.

La responsabilità, secondo il gruppo, è soprattutto della Cina. Cécile Cabanis, direttrice finanziaria, ha descritto consumi più difficili tra i clienti cinesi, condizionati da fattori macroeconomici. Ha aggiunto che uno stop occasionale a logistica e trasporti ha tolto a Louis Vuitton più di un punto di crescita. Il comunicato giudica buono l’andamento in Giappone, Europa e Stati Uniti, ma non pubblica cifre per area geografica. Resta quindi senza verifica quanto pesi davvero la Cina rispetto al resto.

In Borsa la reazione è arrivata il giorno dopo. Lunedì 12 ottobre il titolo ha chiuso in rialzo dell’1,18% a 384,50 euro. La mattina dopo, secondo Reuters, gli operatori scommettevano su un’apertura intorno al 3% più bassa, e il titolo valeva 381,75 euro, lo 0,72% sotto la chiusura precedente. Da inizio 2026 le azioni hanno perso oltre il 40%.

Gli analisti stanno già abbassando l’asticella. Morgan Stanley a gennaio ha declassato il titolo a Equal-weight da Overweight per il rischio dazi americani, e ha abbassato da 24 a 23,6 euro l’utile per azione atteso nel 2026. Oddo BHF a marzo ha portato il prezzo obiettivo a 583 euro dai 695 precedenti. Bernstein a settembre ha limato di 66 punti base la crescita organica prevista sia per quest’anno sia per il successivo, mantenendo il giudizio Outperform.

Dopo i conti, l’elaborazione di TradingView indica un prezzo obiettivo medio sceso a 498,22 euro, contro i 511,18 di prima. Il quadro complessivo resta costruttivo: 19 raccomandazioni di acquisto e 12 di mantenimento, nessuna di vendita. Per Money.it è la quarta revisione al ribasso in dieci mesi.

Il management esclude di rilanciare i volumi con sconti o con tagli ai prezzi di vendita, perché vuole proteggere l’immagine del marchio agli occhi del cliente. Ne segue che la ripresa dipende dalla domanda cinese più che dal prezzo.

Chi ha LVMH in portafoglio dovrebbe quindi guardare la crescita organica di Fashion & Leather Goods nel prossimo trimestre: è quel dato, più dei giudizi degli analisti, a dire se questo taglio delle stime sarà l’ultimo.

Secondo Money.it, che ha pubblicato la notizia martedì 13 ottobre 2026 sulla base dei ricavi del terzo trimestre diffusi da LVMH.