Il lusso si prepara a un terzo trimestre debole. Gli analisti di Barclays, nei loro ultimi report, indicano che la frenata dei consumi in Cina, un’America che rallenta e un’Europa stanca pesano sulle vendite dei grandi marchi e mettono a rischio la ripresa del settore. Lo racconta Pambianco News, giovedì 8 ottobre, alla vigilia di una serie di conti molto attesi.

Il calendario parte lunedì 12 ottobre con Lvmh, che per tradizione apre la stagione. Giovedì 15 tocca a Brunello Cucinelli, martedì 20 a EssilorLuxottica e Ferragamo, mercoledì 21 a Moncler. Giovedì 22 ottobre chiudono Hermès, Prada e Kering. Burberry presenta i dati del semestre il 12 novembre.

Hermès resta in territorio positivo, ma a un passo più lento del solito. Barclays stima un +5% a cambi costanti, mentre nel secondo trimestre era arrivata al 6,7%. Le Americhe scendono a +10% dal +15% atteso prima, perché il rincaro dei listini di maggio 2025 pesa ormai su tutto il periodo con cui si confronta. Per la pelletteria, cuore della maison, la stima passa da +11% a +9%. Il Giappone corre di più, a +13%.

In casa Prada il dato che colpisce è Miu Miu. Il marchio, per anni motore dei risultati del gruppo, potrebbe segnare per la prima volta un calo, del 2,6%: l’anno scorso aveva già numeri altissimi e oggi vende meno negli Stati Uniti. Il gruppo dovrebbe chiudere con 1,47 miliardi di ricavi e crescita organica piatta, contro il +7% del trimestre precedente. Per area, il Nord America sale del 7%, l’Europa perde il 4%, il Medio Oriente il 25%.

Il quadro peggiore è quello di Kering. Barclays prevede ricavi in calo dell’1,5% organico, contro il +2,1% del secondo trimestre. Gucci cede il 6%, trascinato dall’Asia-Pacifico (-16%) e dall’Europa occidentale (-9%). Gli analisti avvertono che il peggioramento potrebbe allungarsi al quarto trimestre, perché non è chiaro dove porteranno il progetto Primavera e la linea Core. Tiene la gioielleria, a +7%.

Moncler dovrebbe fatturare 594 milioni di euro, l’1% in meno a cambi costanti. Sarebbe il primo segno meno dopo mesi di crescita, con l’Europa a -10% per meno turisti e meteo sfavorevole. C’è però un limite nella lettura: il terzo trimestre vale un quinto dei ricavi annui, mentre il quarto ne porta quasi il doppio. Per Ferragamo si stima un calo del 4%, a 205 milioni.

Burberry è la più solida. Per il periodo luglio-settembre le stime parlano di vendite a +4%, rispetto al +5% del trimestre precedente, con le Americhe a +10% e la Greater China a +8%.

La Cina resta il nodo. Bernstein ha misurato luglio su alcuni centri commerciali del lusso nel continente: incassi giù del 12% sull’anno prima. Per Bernstein il mercato ha la forma di una K: i clienti più ricchi comprano ancora, gli altri tagliano. Barclays, dopo un viaggio di due settimane in cinque città cinesi, parla di luglio in discesa di circa 15 punti, senza segnali migliori in agosto.

Le cause indicate sono il mattone, la disoccupazione, una Borsa più debole, più viaggi all’estero e un budget che si sposta su esperienze e brand di stile di vita. A guadagnarci sono le insegne cinesi e le firme più accessibili: Ralph Lauren, Coach e Longchamp raccolgono i clienti in uscita dal lusso tradizionale.

Il dato va letto con prudenza: sono stime di Barclays, non risultati. Per chi ha titoli del lusso in portafoglio, le vere risposte arrivano tra il 12 e il 22 ottobre, e conta più la guida sul quarto trimestre dei numeri del terzo.

Pambianco News, 8 ottobre 2026, sulla base dei report degli analisti di Barclays e Bernstein.