Frasers ha portato al 7,42% la sua quota dei diritti di voto di Burberry. Lo indica un documento depositato lunedì 12 ottobre, citato da Business of Fashion che rimanda a Bloomberg. Poche settimane prima la quota era al 6,32%.
Frasers ha costruito il suo peso vendendo opzioni put, un’operazione fatta di recente. Se quelle opzioni venissero esercitate, il gruppo guidato dalla famiglia Ashley diventerebbe l’azionista numero uno della casa britannica. Per ora è solo un’eventualità legata allo strumento scelto, non un’intenzione dichiarata di prendere il controllo.
Burberry vive una fase delicata. L’amministratore delegato Joshua Schulman sta rilanciando il brand abbassando i prezzi e tornando ai capi simbolo, come trench e sciarpe. Il lusso nel suo insieme fatica: Business of Fashion spiega che i clienti più ricchi spendono meno e che la guerra in Medio Oriente frena gli acquisti. Il titolo ha perso il 19% da gennaio tra gennaio e la seduta di venerdì. Lunedì a Londra la seduta l’ha vista salire fino a un massimo dell’1,6%.
Per Frasers è un metodo ormai collaudato. Comprare quote di aziende esterne non punta per forza al controllo, perché può rafforzare i legami commerciali, aprire mercati nuovi e preparare mosse successive. Mike Ashley possiede più di due terzi del gruppo, che ha alla guida il genero Michael Murray.
Il precedente più forte nel lusso è Hugo Boss. Frasers ne era già primo azionista quando ha lanciato un’offerta pubblica volontaria. Concluso l’ultimo round di adesioni, la sua quota ha toccato il 47,89% sia del capitale sia dei voti. In Mulberry, dopo un tentativo di rilevarla finito male, Frasers è ora il secondo socio.
Murray ha poi presentato a Parigi, durante la settimana della moda, Frasers Group Luxury: una piattaforma che coordina The Webster, Flannels e Harvey Nichols. Secondo lui, in dieci anni il lusso del gruppo ha superato quota un miliardo di sterline come valore e oggi è uno dei pilastri della strategia.
La stessa logica vale fuori dalla moda. A inizio ottobre Frasers, che possiede Sports Direct, ha dichiarato di avere l’8,78% di Under Armour, in particolare delle azioni di categoria A. Nei documenti alla Sec l’ha descritto come investimento finanziario, senza voler intervenire sulla gestione. Il fondatore Kevin Plank resta saldo con circa il 64,6% dei voti totali. In Puma Frasers ha una quota di circa il 5,77%, legata alla relazione commerciale con Sports Direct. In Australia, Accent Group vede Frasers salita al 22,9%.
I conti dell’esercizio terminato il 26 aprile mostrano luci e ombre. I ricavi sono cresciuti dell’8,7%: arrivano a quota 5,33 miliardi di sterline, che in euro sono 6,2 miliardi circa. L’estero ha messo il turbo con un +59,2%. Il profitto prima delle tasse, come riportato, è salito del 38,9% e vale 527,8 milioni.
In patria il quadro è più fragile. Uk Sports ha perso il 4,7% dei ricavi e Premium Lifestyle il 6,9%. Il profitto rettificato prima delle tasse è sceso del 4% e vale 538 milioni. Per effetto delle svalutazioni sulle acquisizioni, il risultato operativo è in rosso per 152,2 milioni di sterline, mentre dodici mesi prima era positivo per 38,1 milioni.
Chi segue Burberry in Borsa dovrebbe tenere d’occhio i prossimi depositi sulle partecipazioni: un nuovo salto oltre il 7,42% dirà se Frasers punta davvero a diventare il primo azionista.
Secondo Business of Fashion, che cita Bloomberg, come ripreso da Pambianco News il 13 ottobre.