Nel 2025 il mondo ha fabbricato 24,6 miliardi di paia di scarpe, appena lo 0,1% in più. Gli scambi internazionali hanno però guadagnato valore: l’export è cresciuto dell’1,6% e vale 172 miliardi di dollari scarsi, cioè circa 153 miliardi in euro. I numeri arrivano dall’annuario World Footwear Yearbook, curato da Apiccaps e citato da Pambianco News.

Il settore, in sostanza, cresce grazie ai prezzi e non alle quantità. In dieci anni le paia esportate sono salite del 3,3%, mentre il loro valore ha guadagnato il 35,7%. Ogni paio costa in media 11,65 dollari all’export, contro gli 8,87 di dieci anni prima.

La distanza tra continenti spiega bene la polarizzazione. L’Asia spedisce l’84,3% delle paia ma incassa il 58,1% del valore, con 8,02 dollari al paio. L’Europa ne esporta il 13,1% e porta a casa il 39,1% del valore, a 34,76 dollari al paio.

Nella scarpa in pelle il Vietnam guida la classifica per valore: 11 miliardi di dollari, ma su 435 milioni di paia. L’Italia segue con 8,4 miliardi, le sue paia sono appena 84 milioni. Il suo prezzo medio sale così a 100,31 dollari, la prima volta sopra quota cento. La Cina resta davanti per quantità: i suoi 491 milioni di paia viaggiano a 14,30 dollari l’uno.

Per le imprese italiane, però, il prezzo alto ha un rovescio. Confindustria Accessori Moda, con il suo Centro Studi per Assocalzaturifici, calcola che da gennaio a maggio 2026 l’export si sia fermato a 4,77 miliardi (euro). Il valore perde il 2,4%, le quantità il 5,8%. Hanno pesato Medio Oriente (-34%), Russia (-24,6%) e Stati Uniti (-5,2%), mentre l’Unione europea è cresciuta del 2%, con la Francia a +4,3%.

Il quadro industriale è fragile. L’indice Istat segna una produzione in calo del 6,7%. Nel giro di un semestre il settore ha chiuso 151 imprese attive, il 4,7% del totale, e ha perso 3.065 addetti: restano 3.045 calzaturifici con 65.279 occupati. Una nota positiva viene dal mercato domestico. Nel primo semestre le famiglie hanno speso circa il 2% in più, in volume e in valore, con le calzature da donna a +4%.

La pelletteria segue lo stesso schema. Secondo Assopellettieri, nel 2025 il fatturato è calato del 4,9%, a circa 11,4 miliardi in euro. Tra gennaio e marzo 2026 l’export è sceso a 2,35 miliardi: il valore cede il 3,7%, il peso il 12,4%, mentre ogni chilo costa il 9,9% in più, quasi 160 euro. Le borse, fette del 72% dell’export, tengono con un -0,2%. Piccola pelletteria e cinture perdono rispettivamente il 12,7% e l’11,7%.

I dazi cambiano soprattutto la mappa di chi produce. Gli americani hanno importato il 2,4% in meno di zaini, valigeria e borse, per 11,25 miliardi di dollari. La Cambogia ha superato la Cina per la prima volta, con 1,96 miliardi contro 1,77. Per Enrico Cietta, economista che guida il comitato scientifico delle fiere Riva Schuh e Gardabags, la geopolitica ormai sposta la competizione molto più rapidamente della capacità industriale.

Sul fronte dei consumatori americani, i rincari arrivano agli scaffali. A maggio l’inflazione sulle calzature negli Stati Uniti ha raggiunto il 5,2%, il valore massimo da quasi quattro anni. Le vendite del settore sono rallentate fino al segno negativo. Cietta avverte che i costi non si scaricano in automatico sui prezzi: se chi compra non li accetta, calano gli acquisti oppure si assottigliano i margini di chi sta nella filiera.

Per la filiera italiana il prossimo banco di prova è Expo Riva Schuh, in programma a Riva del Garda tra il 16 e il 19 gennaio 2027. Lì si vedrà se i 100 dollari al paio reggono senza i volumi persi in Medio Oriente e Russia.

Dati del World Footwear Yearbook di Apiccaps e di Confindustria Accessori Moda, riportati da Pambianco News il 6 ottobre 2026.