Ubs ha declassato Hermès, la maison francese della pelletteria di lusso, a sell dal precedente neutral. Il prezzo obiettivo scende a 1.168 euro, dai 1.695 di prima. Nella seduta del 5 ottobre, un lunedì, l’azione è arrivata a 1.260 euro, il livello più basso in quattro anni, inferiore al minimo del 2022, fermo a 1.273 euro. Lo riporta Pambianco News, che cita Idéal Investisseur, Zonebourse e Milano Finanza.

Il punto non sono i conti, ma il modello. Secondo la banca svizzera, il gruppo sta scivolando da un’identità costruita sulla rarità a un profilo ciclico, che dipende dalla domanda come quello di un marchio qualsiasi. Rispetto al 2019 i ricavi sono più che doppi, e una dimensione così grande rende più difficile restare esclusivi.

Ubs indica due elementi concreti. Il primo è la maggiore disponibilità di borse sul mercato dell’usato. Il secondo è il calo dei prezzi di rivendita, che tornano verso valori normali. Per un marchio che vende anche l’idea di una lista d’attesa, vedere le sue borse circolare più facilmente fuori dai negozi è un segnale da non sottovalutare.

A giudizio della banca, inoltre, gli investitori si aspettano troppo, perché contano ancora su una crescita trainata dalla pelletteria. Per questo ha rivisto al ribasso l’utile per azione atteso: meno 1% per il 2026, meno 10% per il 2027 e meno 11% per il 2028. Il taglio pesa di più sugli anni lontani, dove si concentra la crescita che gli investitori hanno già messo nel prezzo.

Il rischio, scrive Ubs, è una sequenza di altre revisioni al ribasso e un restringimento graduale del premio di valutazione. Con premio si intende il sovrapprezzo che la Borsa riconosce a Hermès rispetto ai concorrenti del lusso. Se la scarsità si indebolisce, quel sovrapprezzo perde la sua giustificazione.

Da gennaio il titolo ha lasciato sul terreno circa il 40%, secondo Zonebourse. Ubs non arriva a questo giudizio all’improvviso: l’anno scorso aveva già portato la raccomandazione a neutral, e alla fine di luglio, all’indomani dei risultati di aprile-giugno, aveva limato il prezzo obiettivo da 1.795 a 1.695.

Quei conti erano stati tutt’altro che deboli. Nel secondo trimestre il fatturato ha raggiunto 4,09 miliardi di euro, con una crescita del 4,8% ai cambi correnti e del 6,7% a parità di cambi. Nel primo trimestre l’aumento era stato dell’1,6%. Il cambio ha però tolto più di 360 milioni ai ricavi del semestre.

Il mercato, però, non ha premiato i numeri. All’apertura delle contrattazioni il titolo ha ceduto più del 4%, mentre gli analisti si sono divisi: per alcuni la prudenza sui margini è un campanello d’allarme, per altri la tenuta nel lungo termine resta intatta. Ubs, con il nuovo giudizio, si schiera con i primi.

C’è un limite da tenere presente. Le tesi sull’usato e sui prezzi di rivendita sono valutazioni della banca, non dati diffusi da Hermès, e il gruppo non ha commentato nel materiale riportato. Un declassamento di una sola banca sposta le aspettative, ma non dimostra che il modello si stia incrinando.

Chi ha Hermès in portafoglio, o in un ETF sul lusso europeo, dovrebbe guardare ai prossimi conti trimestrali: se la crescita della pelletteria frena, le stime scenderanno ancora, e la scarsità smetterà di essere una difesa del prezzo.

Pambianco News, 7 ottobre 2026, che riporta le analisi di Ubs, Idéal Investisseur, Zonebourse e Milano Finanza.