Nike ha chiuso la giornata di giovedì con le azioni al livello più basso degli ultimi 13 anni. Nelle contrattazioni dopo la chiusura il titolo ha perso l’8,71% e si è fermato a 32,09 dollari, un prezzo che non si vedeva dal 2013. Il motivo sono i risultati del primo trimestre, arrivati sotto le attese, insieme a un outlook che prevede ricavi in calo.

I numeri, riportati da Forbes Italia, sono questi. Il fatturato del trimestre è stato di 11,2 miliardi di dollari, mentre il consenso degli analisti puntava a 11,3 miliardi. Lo scarto è di circa 100 milioni, poca cosa in valore assoluto, ma il mercato ha reagito con durezza perché la direzione di marcia pesa più del singolo dato.

Nike ha spiegato il calo soprattutto con le vendite più deboli in tre aree: la Grande Cina, l’Europa e il blocco formato da Medio Oriente e Africa. L’utile per azione ha invece battuto le previsioni, con 0,48 dollari. Resta comunque sotto lo 0,49 dello stesso periodo dell’anno prima, quindi anche il lato positivo è in lieve arretramento.

Il dato che ha spaventato di più riguarda il futuro. Per l’anno fiscale 2027 l’azienda mette in conto ricavi in diminuzione, con una forchetta che va dal 7 al 9 per cento. Non è una frenata, è una contrazione dichiarata dalla società stessa, e la Borsa l’ha prezzata subito.

Insieme ai conti è stato annunciato il piano “Nike Pace”, che è un nuovo assetto operativo e un programma di taglio dei costi. Prevede quattro mosse: modernizzare la catena di approvvigionamento, rivedere la leadership in tre mercati internazionali, aprire in India una nuova sede e cambiare la forza lavoro. Il ceo Elliott Hill ha ammesso che l’iniziativa porterà a una riduzione dei ruoli. Le scelte su quali posizioni toccare, ha detto, partiranno durante il 2027 e proseguiranno oltre.

Per capire la portata del minimo bisogna guardare indietro. Nel 2021 il titolo aveva toccato 179 dollari durante la seduta, e da allora ha lasciato sul terreno il 76% del valore. In quegli anni Nike ha rivisto i propri canali di vendita e ha preso le distanze da vari distributori. Tra questi ci sono Amazon e Foot Locker, ma anche Urban Outfitters e Big Five Sporting Goods.

Il risultato, secondo la ricostruzione di Forbes Italia, è che parte dei clienti si è spostata verso la concorrenza. Puma e Adidas, ma anche Hoka e On Running, ne hanno beneficiato. In Cina, poi, il gruppo registra cali di fatturato ripetuti dal 2021. Resta senza risposta quanti posti di lavoro salteranno: Nike non ha indicato numeri, solo i tempi.

Per chi ha Nike in portafoglio, il punto da seguire è se i tagli di “Nike Pace” riescano a difendere i margini mentre i ricavi scendono. I prossimi conti trimestrali diranno se il calo previsto resta la stima o diventa un punto di partenza più basso.

Secondo Forbes Italia, articolo di Antonio Pequeno IV pubblicato il 2 ottobre 2026, sui risultati Nike diffusi giovedì.