Ieri, martedì 15 settembre, a Strasburgo, l’esecutivo comunitario ha varato un pacchetto di misure pensato per rendere più semplice trasferirsi per lavoro da uno stato Ue a un altro. Al centro c’è una nuova tessera digitale di sicurezza sociale, chiamata EssPass, accompagnata da cinque proposte legislative che riguardano soprattutto il riconoscimento dei titoli professionali.

Per la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, l’obiettivo dichiarato è trasformare il mercato unico anche in un mercato delle competenze, con più opportunità sia per chi cerca un impiego sia per le aziende che devono trovarlo. Bruxelles descrive l’iniziativa come un tentativo di far viaggiare senza intoppi, oltre confine, tre elementi: le competenze dei lavoratori, il loro riconoscimento formale e la loro protezione previdenziale.

Le cinque proposte coprono ambiti diversi:

  • il regolamento che istituisce l’EssPass
  • una legge dedicata alla portabilità delle competenze tra un impiego e l’altro
  • un testo che rende confrontabili, in formato digitale, i titoli tra paesi diversi
  • il rafforzamento dei poteri dell’Autorità europea del lavoro
  • nuove norme sul riconoscimento dei titoli ottenuti fuori dai confini dell’Unione

Secondo le proiezioni della Commissione, l’intero pacchetto genererà benefici per 6 miliardi di euro entro il 2040, sommando controlli più rapidi sui documenti previdenziali, meno pratiche burocratiche per le imprese e minori frodi. La tessera EssPass è stata concepita sul modello del certificato verde usato durante la pandemia, ha chiarito un funzionario Ue, e permetterà di ottenere online sia il tesserino sanitario europeo sia il modulo riservato a chi viene mandato temporaneamente a lavorare in un altro stato membro. Entro fine anno tutti questi documenti saranno gestibili tramite il portafoglio digitale europeo, verificabile in tempo reale dalle amministrazioni nazionali.

La digitalizzazione, da sola, dovrebbe far risparmiare in un arco di dodici anni circa 64 milioni alle imprese, 69 milioni alle strutture sanitarie e 72 milioni agli ispettori del lavoro, oltre a un risparmio stimato in 277 milioni sul fronte delle frodi documentali, sempre nello stesso arco temporale.

Sul fronte delle qualifiche, il cambio più concreto riguarda le professioni regolamentate: insegnanti, medici, ingegneri e infermieri che si spostano tra stati membri vedranno il riconoscimento passare da tre mesi a cinque settimane, grazie a una procedura digitale obbligatoria pensata per sostituire quella odierna. Il primo settore a beneficiarne sarà quello dei fisioterapisti, per cui la Commissione ha già approvato un quadro comune di formazione.

Chi arriva da fuori Ue con un titolo di studio estero avrà tempi altrettanto ridotti: la procedura media, oggi vicina ai 14 mesi, scenderà a 4, con un taglio stimato a metà dei costi amministrativi che i datori di lavoro sostengono per assumere professionisti da paesi terzi.

Nessuna di queste misure è però già in vigore. Il pacchetto deve prima passare al vaglio di Parlamento europeo e Consiglio, e la Commissione stessa prevede un’introduzione scaglionata: il modulo per i lavoratori distaccati sarà il primo a diventare digitale, dodici mesi dopo che il regolamento sull’EssPass sarà diventato operativo, seguito entro tre anni dal tesserino sanitario e dagli altri documenti. Le modifiche sulle qualifiche seguiranno un calendario simile, con i miglioramenti legati all’Autorità europea del lavoro attesi tra il 2028 e il 2030.

Per chi lavora in una professione regolamentata e sta valutando un trasferimento in un altro paese dell’Unione, la mossa da monitorare non è l’annuncio di ieri, ma il voto di Parlamento e Consiglio: solo da lì partirà il conto alla rovescia verso i tempi più brevi promessi da Bruxelles.

Dettagli riportati da Adnkronos, che ha dato conto ieri, martedì 15 settembre, del pacchetto adottato dalla Commissione europea a Strasburgo.