L’intelligenza artificiale ha già spazzato via 425mila posti di lavoro nel mondo dal 2023: 142mila di questi sul solo suolo europeo. Lo rende noto un centro di ricerca sui consumi, il Crc, in un’analisi ripresa da Agi.it martedì.
Un quarto dell’occupazione globale rientra oggi in mansioni che l’IA potrebbe sostituire, quota che nei paesi a reddito alto sale al 34%. Tradotto: un lavoratore su quattro corre il rischio, nei prossimi anni, di vedere il proprio ruolo preso da un algoritmo. A pagare il conto più salato sono le mansioni ripetitive con una forte componente digitale o testuale, dagli sportelli bancari al customer care, dalle casse ai servizi di traduzione.
In Italia il quadro non è più leggero. Secondo una stima del Politecnico di Milano, il 18% dei posti equivalenti a tempo pieno potrebbe finire automatizzato in Italia da qui al 2033, per un totale di 3,8 milioni di persone occupate. Non significa che tutti perderanno il posto entro quella data: la stima misura quanta attività lavorativa potrebbe essere svolta da sistemi automatici, non licenziamenti già decisi.
Il cambiamento intanto corre veloce anche sul fronte opposto, quello delle assunzioni. Gli annunci che chiedono competenze legate all’intelligenza artificiale sono saliti del 93% nell’ultimo anno. Il mercato italiano dell’IA ha raggiunto 1.800 milioni di euro nel 2025, in crescita del 50% sui dodici mesi precedenti. Un dato che racconta la stessa tecnologia da due lati opposti: chi la usa per lavorare meglio e chi rischia di essere sostituito da chi la usa.
C’è anche un terzo fronte, quello dei consumi. Un italiano su tre si affida già all’IA per orientare gli acquisti online, un comportamento che il Crc collega a un valore potenziale vicino ai 22 miliardi di euro l’anno, calcolato sull’e-commerce atteso nel 2026.
Il Crc segnala pure un rischio meno discusso, quello energetico. I data center che fanno girare i modelli di intelligenza artificiale consumano quantità enormi di elettricità, al punto che secondo il centro diventerà necessario alimentarli con impianti autonomi, scollegati dalla rete pubblica, per non sottrarre energia a famiglie e imprese.
Furio Truzzi presiede il comitato scientifico dell’organizzazione e non si ferma ai rischi. Ricorda che la stessa tecnologia crea professioni nuove capaci di controbilanciare le perdite, e che può aiutare a ridurre sprechi e consumi nei processi produttivi. Per questo, spiega, il centro ha chiesto all’Unione Europea di accelerare sulle regole etiche per l’IA, perché resti uno strumento al servizio delle persone e non finisca per governarne la vita.
Chi lavora oggi in una delle professioni più esposte, dall’amministrazione al customer care, farebbe bene a guardare da vicino quali competenze legate all’IA vengono richieste nel proprio settore: è lì, secondo i dati del Crc, che si gioca la differenza tra restare occupabili e finire tra i 425mila già fuori.
Dati e dichiarazioni riportati da Agi.it, con analisi del Crc pubblicata martedì 15 settembre 2026.