Il direttore generale dell’Agenzia spaziale europea, Josef Aschbacher, ha chiesto ai governi del continente un investimento da 10 miliardi di euro in dieci anni per garantire l’autonomia europea nello spazio. La cifra corrisponde a un miliardo l’anno, ed è stata presentata durante il summit internazionale sullo spazio ospitato a Parigi, davanti ai ministri e ai commissari dei governi europei.
La richiesta nasce dal confronto con le altre potenze spaziali. Gli Stati Uniti puntano a mille lanci e rientri l’anno entro il 2030. La Cina, nello stesso anno, punta a portare propri astronauti sulla Luna. Per Aschbacher restare fuori da questa corsa costerebbe comunque caro: senza sviluppare capacità autonome, sono 5 i miliardi di euro che l’Europa dovrebbe comunque versare nel prossimo decennio, solo per continuare a far volare i propri astronauti tramite accordi con la Nasa e gli Stati Uniti.
Aschbacher ha collegato la richiesta a una scelta politica che, ha detto, spetta ai governi e non alla sola agenzia. Ha aggiunto che investire subito produrrebbe un ritorno economico e industriale superiore alla spesa iniziale, e che parte della cifra potrebbe arrivare da capitale privato piuttosto che da fondi pubblici. Come esempio ha citato The Exploration Company, la startup francese che sviluppa capsule per il rientro dall’orbita: l’azienda aveva chiuso il 9 settembre un finanziamento di serie C considerato record nel settore, con 450 milioni di dollari raccolti da investitori privati.
Il precedente lascia comunque margini di dubbio. Le richieste di budget dell’Esa passano attraverso il Consiglio ministeriale, dove i governi membri decidono caso per caso quanto versare, senza un vincolo garantito su ogni singola voce del piano. La stima di un ritorno economico superiore alla spesa arriva dalla stessa agenzia che chiede i fondi, non da un’analisi indipendente.
Il piano dell’Esa punta su tre fronti. Il primo è mantenere una presenza europea in orbita bassa dopo il ritiro della Stazione Spaziale Internazionale. Il secondo è rafforzare il ruolo del continente attorno alla Luna, combinando le missioni internazionali con progetti autonomi. Il terzo è usare queste missioni come banco di collaudo per le tecnologie necessarie a raggiungere Marte.
Il ministro Adolfo Urso, che guida il dicastero per le Imprese e il Made in Italy, ha chiesto all’Esa di preparare in fretta le opzioni tecniche per trasformare queste richieste in un piano operativo. L’appuntamento è a Roma, il 15 dicembre: l’Italia ospita la riunione ministeriale intermedia sotto la propria presidenza di turno, e lì i governi dovranno decidere se stanziare le risorse o lasciare che l’Europa continui a dipendere da Washington per l’accesso allo spazio.
Per chi segue il comparto aerospaziale, la scadenza da segnare è proprio il 15 dicembre. Se i governi non stanziano le risorse richieste, i contratti di trasporto e accesso allo spazio continueranno a passare soprattutto da fornitori extraeuropei, e le aziende del settore in Europa, Italia inclusa, resteranno subfornitrici invece che protagoniste.
Secondo quanto riportato da Adnkronos il 10 settembre 2026, le dichiarazioni sono state raccolte durante l’International Space Summit di Parigi.