Lego ha chiuso la prima metà del 2026 con un utile netto in progresso del 32%. La cifra tocca quota 8,6 miliardi di corone, che il gruppo traduce in circa 115 milioni di euro al cambio riportato nel comunicato.
Anche il fatturato è salito, del 21%, raggiungendo 41,9 miliardi di corone: circa 5,6 miliardi di euro. La spinta arriva soprattutto dalle vendite dirette ai clienti finali, cresciute del 22% nel semestre, sostenute dalla domanda diffusa per l’intero catalogo di giocattoli del gruppo.
Anche l’utile operativo cresce del 22%, un ritmo identico a quello dei ricavi da vendita, e si porta a quota 10,9 miliardi di corone. La liquidità generata al netto degli investimenti, ciò che si definisce flusso di cassa libero, prende slancio: sono 2,1 i miliardi di corone generati, in crescita dagli 1,7 miliardi dell’anno prima.
L’amministratore delegato Niels B Christiansen ha parlato di un avvio d’anno più forte delle attese in tutte le divisioni del gruppo, e ha rivendicato la capacità del catalogo Lego di intercettare gusti diversi in mercati diversi. Il manager ha inoltre citato il contributo di circa 34.000 persone impiegate dal gruppo nel mantenere alta la domanda su scala mondiale.
I numeri arrivano in un momento in cui diversi produttori di giocattoli tradizionali faticano a tenere il passo di intrattenimento digitale e gaming, categorie che assorbono una quota crescente del tempo libero di bambini e ragazzi. Lego, al contrario, continua a far leva su collaborazioni con franchise cinematografici e videoludici per restare rilevante fuori dagli scaffali classici.
Il comunicato diffuso dall’azienda non riporta una scomposizione dei ricavi per area geografica né per fascia di prodotto, quindi non è possibile stabilire se la crescita sia distribuita in modo uniforme tra i mercati o concentrata in poche linee di punta. Senza quel dettaglio, resta difficile capire quanto del rialzo dipenda da nuovi lanci e quanto dal semplice aumento dei prezzi al consumo applicato negli ultimi trimestri.
Va anche notato che il confronto con la prima metà del 2025 parte da una base che l’azienda stessa aveva definito debole in quella occasione, un elemento che rende la crescita percentuale più marcata di quanto risulterebbe partendo da un anno pienamente in linea con le attese.
Lego resta un’azienda privata, controllata dalla famiglia fondatrice Kirk Kristiansen attraverso la holding Kirkbi, e non è quotata in Borsa: i suoi conti non sono quindi soggetti agli stessi obblighi di trasparenza previsti per le società quotate, e le cifre diffuse restano quelle scelte dall’azienda per il comunicato.
Per chi segue il settore giocattoli come indicatore di consumo delle famiglie, il dato di Lego conferma una domanda ancora solida per i beni ricreativi di fascia medio-alta, in controtendenza rispetto ai segnali più deboli arrivati da altri comparti retail nello stesso periodo. Il prossimo bilancio annuale, atteso nei primi mesi del 2027, dirà se il ritmo di crescita registrato nel semestre si mantiene anche nella stagione natalizia, storicamente la più pesante per i ricavi del gruppo.
Dati riportati da Wall Street Italia il 25 agosto 2026, sulla base dei risultati semestrali diffusi dal gruppo Lego.