Chi lavora in un giorno festivo può vedere la paga oraria salire solo del 10% oppure arrivare al 75% in più, e la differenza dipende esclusivamente dal contratto collettivo firmato dall’azienda. Lo ricostruisce Money.it in una guida sulle regole del lavoro festivo, con l’elenco delle percentuali applicate dai principali CCNL. Su un turno di otto ore lo scarto tra il contratto più generoso e quello più basso supera i 50 euro, una cifra che conviene verificare guardando il proprio cedolino.
Le regole distinguono tre situazioni diverse. Se il festivo non viene lavorato, il dipendente conserva comunque il trattamento economico previsto per quella giornata. Se invece presta servizio, alla paga delle ore effettivamente svolte si aggiunge la maggiorazione fissata dal contratto applicato in azienda. C’è infine il caso della festività che cade di domenica: qui scatta un compenso aggiuntivo che vale un’intera giornata di retribuzione, anche se quel giorno il dipendente non avrebbe comunque lavorato.
Le percentuali cambiano parecchio da un comparto all’altro. Nella ristorazione e nel turismo il lavoro festivo ordinario vale il 20% in più. Nell’industria metalmeccanica si sale al 50%, che diventa 55% se si tratta di straordinario. Nei servizi di pulizia e multiservizi la maggiorazione parte dal 50% e arriva al 75% per lo straordinario notturno in un giorno festivo, il valore più alto tra i contratti citati. Nelle cooperative sociali il lavoro festivo e domenicale ordinario vale il 15%, mentre lo straordinario notturno festivo arriva al 50%.
Per capire l’effetto pratico si può ragionare su una base oraria di 10 euro lordi. Un turno di otto ore con maggiorazione al 20% frutta 16 euro extra. Salendo al 50% l’aggiunta diventa 40 euro, mentre al 75% il turno festivo vale 60 euro in più rispetto a un giorno normale. Il calcolo reale è più articolato: ogni contratto stabilisce quali voci della busta paga entrano nella base su cui si applica la percentuale, ma l’ordine di grandezza resta questo.
Dal 2026 cambia anche il netto, non solo la percentuale lorda. La legge di Bilancio ha introdotto una tassazione sostitutiva al 15% per le somme legate al lavoro nei giorni festivi, al posto dell’Irpef ordinaria e delle addizionali. La misura riguarda chi nel 2025 non ha superato i 40.000 euro di reddito da lavoro dipendente, entro un tetto annuo di 1.500 euro di maggiorazioni agevolate corrisposte nel 2026. Un chiarimento dell’Agenzia delle Entrate specifica inoltre che, per lo straordinario festivo, lo sconto d’imposta copre l’intera paga delle ore lavorate, non solo la quota di maggiorazione. I contributi previdenziali restano invece dovuti come sempre.
Chi lavora spesso nei festivi, per esempio nella ristorazione, in sanità o nella sicurezza, farebbe bene a verificare quale CCNL si applica al proprio rapporto e se rientra nei requisiti di reddito per la tassazione agevolata al 15%: sui prossimi cedolini del 2026 la differenza rispetto all’Irpef ordinaria si vede direttamente in busta paga.
Dati e tabella delle maggiorazioni raccolti da Money.it in un articolo di Simone Micocci pubblicato il 13 agosto 2026.