Molte famiglie vedono scendere l’assegno unico proprio nel mese in cui il figlio compie un anno. Non c’è nessun errore di calcolo dietro quella cifra più bassa: scade semplicemente la maggiorazione che l’INPS riconosce solo nei primi dodici mesi di vita del bambino.
Il meccanismo è lineare. L’importo mensile dell’assegno unico e universale dipende dall’ISEE del nucleo, dal numero dei figli e da alcune maggiorazioni aggiuntive. Per ogni figlio sotto l’anno di età, quella cifra base sale del 50%. Dal mese del primo compleanno il bonus decade e resta solo la quota ordinaria prevista per un minorenne, calcolata sulla stessa fascia ISEE di prima.
Un caso concreto rende l’effetto più chiaro. Un bambino nato nell’agosto 2025 fa scattare il 50% in più fino ad agosto 2026 compreso; con settembre l’aumento sparisce e la famiglia incassa la cifra piena solo per i mesi già coperti dalla maggiorazione. Su una quota ordinaria di 200 euro, i dodici mesi di maggiorazione portano l’assegno a 300 euro; superato il compleanno, il pagamento scende ai 200 euro di partenza, un taglio da 100 euro al mese che non dipende da nessuna variazione del reddito familiare.
La fine del bonus neonati non è però l’unica causa di un assegno più basso. Un ISEE aggiornato che risulta più alto, un nucleo familiare che cambia composizione o la perdita di altre maggiorazioni producono lo stesso effetto, a prescindere dall’età dei figli. Per il 2026 il tetto massimo per ciascun minorenne si ferma intorno a 203,80 euro al mese, riservato a un nucleo il cui ISEE non superi i 17.468,51 euro; chi va oltre quella soglia, o non presenta affatto l’indicatore, riceve una base di circa 58-59 euro mensili. A questa cifra possono ancora sommarsi extra distinti: dal terzo figlio in poi, per i nuclei numerosi, per figli con disabilità, per le madri under 21 o quando entrambi i genitori lavorano.
Dal 2023 le famiglie con una richiesta già attiva non devono più presentarne una nuova ogni anno: il rinnovo dell’assegno è automatico, salvo cambiamenti nella situazione familiare. Quell’automatismo, però, non aggiorna da solo l’ISEE: senza un indicatore valido l’INPS paga la cifra minima prevista, indipendentemente dal reddito reale del nucleo.
Chi ha un figlio che si avvicina al primo compleanno farebbe bene a controllare in calendario il mese esatto in cui scatta la riduzione, così da non scoprirla dall’accredito più basso. E chi non ha ancora rinnovato l’ISEE per il 2026 dovrebbe farlo prima della prossima mensilità: è l’unico passaggio che resta nelle mani della famiglia per evitare di incassare l’importo minimo.
Dati e normativa riportati da QuiFinanza in un articolo di Claudio Cafarelli pubblicato martedì 22 settembre 2026.