WeCare srl, la società dietro il portale Lebadanti.it, ha introdotto un rimborso automatico per chi paga per contattare una badante e non riceve risposta entro 36 ore. Lo ha spiegato martedì il fondatore Valerio Carboni, presentando i primi risultati raccolti da quando il sito ha una nuova versione, pubblicata a luglio.

Il servizio nasce per rispondere a un problema strutturale: chi in Italia è ancora disposto a svolgere questo mestiere non basta più. Uno studio di Censis, promosso da Assindatcolf e intitolato Family (Net) Work, calcola appena 8,5 collaboratrici familiari disponibili per ogni cento anziani over 60 che vivono soli.

I numeri sul lavoro domestico regolare confermano la tendenza. Chi risulta assunto con almeno un versamento all’Inps nel 2025 si ferma a 804.464 persone, quarto calo annuale di fila: rispetto al 2021 mancano all’appello circa 173mila addetti. Dentro questo totale, chi assiste anziani rappresenta ormai il 51,3%, una quota che supera quella delle collaboratrici domestiche generiche per il secondo anno di fila.

Il funzionamento della piattaforma è pensato per abbassare la barriera d’ingresso su entrambi i lati. Le lavoratrici si iscrivono senza costi, costruiscono un profilo e rispondono agli annunci; le famiglie invece pagano un piccolo importo, a partire da 9 euro, solo quando decidono di scrivere a una candidata specifica, senza alcun canone fisso da versare in anticipo. È qui che entra il meccanismo di tutela: se chi viene contattata non si fa viva nel giro di un giorno e mezzo, la cifra spesa rientra sul conto di chi ha cercato.

Sul fronte della crescita, Carboni parla di 6mila utenti tra nuclei familiari e lavoratrici in appena due mesi, con oltre 3mila profili di badanti pubblicati e più di 3.500 richieste di lavoro caricate sulla piattaforma. L’obiettivo dichiarato per il prossimo anno è arrivare a 25mila utenti complessivi.

Questi dati arrivano tutti dalla società stessa e descrivono l’adozione del servizio, non la sua efficacia reale nel trovare un accordo che duri. Non c’è, per ora, un numero pubblico di quante ricerche si sono chiuse con un’assunzione effettiva né di quanto tempo impiega in media una famiglia a trovare la persona giusta. È proprio la rapidità, secondo Carboni, il motivo per cui le famiglie si rivolgono a un servizio così strutturato: il bisogno nasce spesso da un ricovero, da una caduta o da condizioni di un genitore che peggiorano da un giorno all’altro, momenti in cui non restano settimane per una ricerca tradizionale.

Chi sta cercando una badante in queste settimane può usare il sistema a crediti per limitare il rischio economico di un primo contatto andato a vuoto, ma prima di affidarsi a una sola candidatura conviene comunque verificare referenze e disponibilità con più di un colloquio.

Dati e dichiarazioni riportati da Il Sole 24 Ore nell’edizione di martedì 22 settembre 2026.