La Bce ha lanciato un avvertimento sulle valutazioni dei colossi tecnologici americani. Secondo quanto riporta Fortune Italia, i prezzi hanno raggiunto livelli che ricordano la bolla di fine anni Novanta. Il motivo è la corsa dei mercati dietro l’intelligenza artificiale. Il bollettino economico della Bce lo conferma: l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale ha reso i listini più dipendenti da un piccolo numero di azioni.

Il fenomeno riguarda soprattutto le cosiddette Magnifiche Sette: il gruppo di titoli tech Usa che comprende, tra gli altri, Nvidia, Meta, Microsoft, Apple, Tesla, Amazon e Alphabet. Il loro peso sui principali indici azionari non ha precedenti. Più un mercato dipende da poche azioni, più un ribasso su quei nomi si trasmette all’intero indice. È proprio questa concentrazione a preoccupare Francoforte, non il valore dell’intelligenza artificiale in sé.

Il messaggio, però, non è di un collasso in arrivo. L’istituto avverte piuttosto che l’ottimismo sull’AI rischia di spingere i prezzi oltre quanto giustificano i conti economici delle aziende. Un utile deludente, un rallentamento della spesa in data center o un cambio di scenario macro basterebbero a far vacillare le quotazioni. Rispetto alla crisi del 2000 c’è comunque una differenza sostanziale: oggi le aziende protagoniste del rialzo hanno fatturati solidi e attività già redditizie. Per questo la banca centrale non prevede una replica automatica di quella crisi. Resta però un punto debole, la concentrazione delle valutazioni su poche azioni.

L’altro dato che la Bce mette sul tavolo riguarda le famiglie europee. La cifra stimata è vicina a 440 miliardi di euro. È l’esposizione dei risparmiatori europei ai titoli tech Usa, calcolata dalla banca centrale. Non parliamo solo di chi ha comprato azioni americane in prima persona. La cifra somma anche fondi comuni, polizze e altri prodotti di risparmio che replicano quei titoli, spesso senza che il sottoscrittore se ne accorga. Chi ha un fondo pensione o un piano di accumulo diversificato può quindi ritrovarsi legato a poche società tecnologiche americane, anche senza averle mai scelte direttamente.

Per la Bce, questa esposizione è cresciuta insieme alla scommessa su chip, data center e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. È una dinamica che ha portato rendimenti alti nell’ultimo periodo. Ma può girare al contrario: se le valutazioni si sgonfiano, le perdite si amplificano nello stesso modo.

Il messaggio dell’istituto di Francoforte non mette in dubbio le prospettive economiche dell’intelligenza artificiale. Chiede piuttosto di controllare che l’euforia dei listini non si trasformi in uno squilibrio più ampio, come già successo in altre fasi di mercato surriscaldato. Una correzione dei titoli tech non resterebbe confinata a Wall Street. Toccherebbe anche i risparmi di milioni di persone in giro per l’Europa, spesso senza che se ne rendano conto.

Chi ha un fondo pensione, un piano di accumulo o una polizza a gestione separata dovrebbe controllare quanto quel prodotto è davvero concentrato su poche azioni tecnologiche americane. È quella la domanda da porsi prima della prossima revisione del portafoglio, non l’andamento del singolo titolo nel breve periodo.

Dati e dichiarazioni riportati da Fortune Italia il 17 agosto 2026, sulla base dell’ultimo bollettino economico della Bce.