La Banca Centrale Europea ha alzato di un quarto di punto tutti e tre i suoi tassi di riferimento, portando al 2,50% quello applicato ai depositi. La decisione, comunicata giovedì 10 settembre, è stata presa all’unanimità dal Consiglio direttivo e non ha sorpreso nessuno: la stessa presidente Christine Lagarde l’ha definita scontata in conferenza stampa. È il secondo aumento dell’anno dopo quello di giugno.
Insieme al comunicato, l’Eurotower ha diffuso le nuove proiezioni economiche, che raccontano un quadro più solido ma anche più caro del previsto. La crescita del prodotto interno lordo dell’area euro è stata rivista al rialzo rispetto a giugno: +0,9% quest’anno, +1,4% l’anno prossimo, +1,5% nel 2028. Lagarde ha parlato di un’economia più resiliente delle attese, capace di reggere lo shock energetico senza rallentare.
Il petrolio, appunto, resta il vero nodo. Il Brent è salito sopra i 105 dollari al barile e il contratto WTI ha superato i 100 dollari, primo sconfinamento oltre quella soglia da maggio, sullo sfondo delle tensioni ancora aperte con l’Iran. La banca centrale ha alzato di conseguenza le stime sull’inflazione per il biennio successivo, 2027 compreso fino al 2028: quella complessiva salirebbe al 2,5% e al 2,1%, quella depurata da energia e alimentari al 2,6% e al 2,3%. Per il 2026 la stima resta invece invariata, al 3%.
Le nuove tabelle hanno acceso il dibattito su quanto la BCE stringerà ancora. Sul mercato obbligazionario i trader scommettono su un altro mezzo punto di rialzi entro marzo, una traiettoria che secondo Nicolas Forest di Candriam appare eccessiva rispetto ai dati disponibili oggi. Konstantin Veit di PIMCO vede invece i tassi fermarsi intorno al 3,25%, un livello che considera già ai margini superiori delle stime della banca centrale sul tasso neutrale. Andrea Campisi di Pictet Asset Management legge la reazione dei mercati, che hanno portato i rendimenti sovrani dell’Eurozona ai livelli più alti dal 2022, come il segno di una BCE più preoccupata dell’inflazione che di una frenata della crescita.
Un dato tiene per ora sotto controllo lo scenario più aggressivo: i salari nell’area euro non hanno ancora risposto al rincaro dell’energia, segno che il rischio di una spirale prezzi-stipendi resta contenuto. È proprio questo l’indicatore che il Consiglio direttivo ha detto di voler monitorare riunione dopo riunione, senza vincolarsi a un percorso prestabilito.
Per chi ha un mutuo a tasso variabile o sta valutando un nuovo finanziamento, il messaggio è che il costo del denaro nell’area euro non ha ancora smesso di salire. La prossima decisione della Federal Reserve, in arrivo mercoledì prossimo, e i dati sui salari delle prossime settimane diranno se la BCE tornerà a muoversi già a dicembre o se, come sostengono diversi gestori, il ciclo si fermerà prima di quanto i mercati oggi prezzano.
Dati e dichiarazioni riportati da Money.it, che ha seguito in diretta la riunione della BCE di giovedì 10 settembre.