Jaguar Land Rover ridurrà il personale di circa 4.000 persone, un decimo della forza lavoro nel mondo, nell’ambito di un piano che punta a tagliare 1,7 miliardi di sterline di costi nei prossimi due anni, circa 2,3 miliardi di dollari al cambio attuale. È uno dei piani di riduzione del personale più ampi mai varati dal marchio britannico, e arriva mentre l’azienda cerca di liberare margine per finanziare la transizione verso i modelli elettrici.

L’amministratore delegato PB Balaji ha reso noto che le uscite non toccheranno gli operai delle fabbriche. Il gruppo userà, dove possibile, la strada delle dimissioni volontarie invece dei licenziamenti diretti, un approccio che punta a ridurre l’impatto sociale del taglio ma che lascia comunque scoperto un dettaglio importante: quali funzioni aziendali saranno colpite per prime. L’azienda non ha ancora indicato una scomposizione dei ruoli coinvolti né una tempistica precisa oltre l’orizzonte di due anni, quindi chi lavora negli uffici centrali del marchio dovrà aspettare i prossimi annunci per capire se la propria funzione rientra tra quelle da ridimensionare.

Balaji ha collegato la scelta alle pressioni che il comparto auto sta vivendo: il passaggio tecnologico verso l’elettrico, una concorrenza più dura e un clima geopolitico instabile. Jaguar Land Rover deve inoltre gestire i dazi voluti dagli Stati Uniti sulle importazioni di veicoli. A questo si aggiunge un attacco informatico subito nei mesi scorsi, che ha pesato sui conti dell’azienda oltre che sulla produzione, un evento che secondo l’azienda stessa ha reso ancora più urgente il programma di risparmio.

Il marchio britannico non è il primo a muoversi in questa direzione. Prima di lui, anche BMW, Renault e Volkswagen hanno varato piani per ridurre gli organici, segno che la crisi non riguarda un singolo produttore ma l’intero settore europeo. I marchi del Vecchio Continente arrancano di fronte ai concorrenti cinesi, che vendono auto elettriche a prezzi più bassi e stanno guadagnando quote di mercato anno dopo anno: la stessa dinamica che ha spinto Jaguar Land Rover a rivedere la propria struttura dei costi prima che il divario diventi più difficile da colmare.

Lo riporta Wall Street Italia, che ha ripreso le dichiarazioni dell’amministratore delegato sulla ristrutturazione. L’azienda non ha fornito una scomposizione dei 4.000 posti per Paese o per stabilimento, quindi non è ancora possibile stimare quanto del taglio ricadrà sulla rete di fornitori europei, Italia compresa, che lavora per il gruppo.

Per chi opera nella filiera automobilistica europea, fornitori italiani di componenti compresi, il segnale da seguire nelle prossime settimane sono i bilanci trimestrali di BMW, Renault e Volkswagen: se anche loro allargano i tagli già annunciati, la pressione occupazionale rischia di spostarsi rapidamente dai grandi marchi ai fornitori più piccoli della catena.

Secondo quanto riportato da Wall Street Italia il 7 settembre 2026, i tagli sono stati annunciati dall’amministratore delegato PB Balaji.