Il contributo IVS toglie il 9,19% dello stipendio lordo alla maggior parte dei dipendenti privati italiani. La sigla è l’acronimo di invalidità, vecchiaia e superstiti, le tre prestazioni previdenziali pagate dall’Inps. Coprono chi non può più lavorare per un problema di salute, chi raggiunge l’età pensionabile e i familiari di un lavoratore o pensionato che viene a mancare. Su una busta paga con 2.000 euro di imponibile previdenziale, la trattenuta mensile vale quasi 184 euro. A ricostruire il meccanismo, dal lordo al netto, è Money.it in un approfondimento pubblicato il 13 agosto.

Per chi rientra nel Fondo pensioni lavoratori dipendenti, lo schema Inps a cui è iscritta la gran parte del lavoro subordinato, l’aliquota complessiva tocca quota 33% sull’imponibile previdenziale mensile. Di questa quota il 23,81% resta a carico dell’azienda. Il 9,19% restante viene trattenuto direttamente in busta paga al lavoratore. Nel pubblico impiego la trattenuta scende invece all’8,80%.

Gli importi cambiano in base all’imponibile su cui si applica l’aliquota. Con 1.500 euro di imponibile mensile la trattenuta scende a circa 138 euro; con 2.500 euro sale invece a quasi 230 euro. Su 3.000 euro di imponibile si trattengono circa 276 euro, mentre su 4.000 euro il prelievo arriva a poco più di 367 euro. Sommando la quota versata dall’azienda, il totale IVS su un imponibile di 2.000 euro raggiunge i 660 euro complessivi, anche se soltanto 184 finiscono davvero fuori dalla busta paga del lavoratore. Eventuali agevolazioni per le assunzioni riducono in genere solo quanto versa l’azienda, non la trattenuta applicata al dipendente: fa eccezione il bonus mamme, che taglia anche la quota della lavoratrice ed è in scadenza nel 2026.

Una volta calcolata la retribuzione al netto dei contributi, si applica poi l’Irpef secondo gli scaglioni in vigore. Il versamento resta comunque un compito del datore di lavoro: quantifica l’importo complessivo, trattiene la quota del dipendente direttamente dal cedolino e gira tutto all’Inps con il modello F24, non oltre il 16 del mese che segue quello di competenza. Quando quella data coincide con un giorno festivo, una domenica o un sabato, il termine si sposta al primo giorno utile successivo. Ad agosto scatta una deroga specifica: i pagamenti in scadenza tra il primo e il 20 possono slittare fino al 20 senza alcuna maggiorazione. Anche se si tratta di soldi già trattenuti dallo stipendio del lavoratore, la responsabilità del versamento resta comunque dell’azienda: un ritardo o un’omissione ricadono sull’azienda, non su chi ha subito la trattenuta in busta paga.

Chi legge la propria busta paga può verificare la quota IVS trattenuta guardando l’imponibile previdenziale indicato accanto alla voce contributiva. È quel numero, non lo stipendio lordo pieno, la base su cui viene calcolato il 9,19% (o l’8,80% per chi lavora nel pubblico). Per chi valuta un cambio di inquadramento o un nuovo contratto, conoscere questa aliquota aiuta a stimare in anticipo quanto del lordo pattuito arriverà davvero sul conto corrente ogni mese.

Dati e meccanismo di calcolo riportati da Money.it in un articolo di Simone Micocci pubblicato il 13 agosto 2026.