Tata Motors ha detto al governo che l’Italia resta centrale nel futuro di Iveco, ma la tutela dei posti di lavoro dura solo due anni. Martedì 13 ottobre il dossier è arrivato al Mimit, il ministero guidato da Adolfo Urso, a ridosso della cessione del gruppo, attivo nei veicoli commerciali e negli autobus, ai nuovi proprietari indiani. Secondo Il Sole 24 Ore, che ha seguito l’incontro, i sindacati hanno accolto gli impegni con cautela.
Due le promesse sul tavolo. La prima riguarda il perimetro industriale: Iveco dovrebbe restare intera, con l’Italia al centro di ricerca e sviluppo. La seconda è una clausola sociale che protegge l’occupazione nel Paese, dove il gruppo conta 14mila addetti in totale, ma soltanto per un biennio.
Olof Persson, amministratore delegato di Iveco Group, ha ricordato gli investimenti già fatti nei quattro stabilimenti italiani: in tutto 76 milioni di euro circa. Torino ha ricevuto 35 milioni, Foggia 15, Suzzara 14 e Brescia 12. Sono soldi già spesi, quindi non dicono nulla su quello che Tata metterà nei prossimi anni.
Girish Wagh, che guida la divisione veicoli commerciali di Tata Motors, ha insistito sul valore degli stabilimenti, delle competenze tecnologiche e dei fornitori italiani. Ha precisato che il gruppo indiano ragiona su un orizzonte lungo, ben oltre i due anni delle garanzie non finanziarie. Secondo Wagh l’unione delle due aziende dovrebbe aumentare la competitività internazionale e aprire spazi ai fornitori nazionali. Il risultato finale, nelle intenzioni, è un gruppo con due basi industriali, uno europeo e uno indiano, su mercati complementari.
Qui sta il punto debole. Una dichiarazione a voce sul lungo periodo non ha la forza di una clausola scritta, e l’unico vincolo formale citato riguarda un periodo breve. Un piano industriale con cifre e calendari, per ora, non c’è: dovrà prepararlo la nuova proprietà.
I sindacati lo hanno fatto notare, ciascuno a modo suo. Stefano Boschini e Ferdinando Uliano, della Fim Cisl, chiedono verifiche puntuali e vogliono che gli impegni non restino una prospettiva limitata nel tempo. Samuele Lodi, responsabile automotive per la Fiom Cgil, ha chiesto che sia il governo a pretendere garanzie sull’occupazione, sulla ricerca e sulla produzione anche oltre il biennio. Gianluca Ficco, della Uilm, accoglie con favore le promesse di Tata, ma pretende che diventino un nuovo piano di crescita che copra ogni sito italiano, e per questo chiede un confronto serrato.
Urso ha definito Iveco un patrimonio strategico, vanto del Made in Italy. Per il ministro gli impegni confermati da Tata devono tradursi in un rilancio concreto, con più produzione in Italia e più forza sui mercati esteri. Dice di voler assicurare la continuità degli impianti e difendere l’occupazione, insieme alle competenze e al patrimonio tecnologico del gruppo.
Il governo, dunque, non ha ottenuto più della scadenza biennale, mentre le parti sociali puntano a ottenere di più. Lo scontro vero si giocherà sulla durata della clausola e sul contenuto del piano industriale. Chi lavora in uno dei quattro stabilimenti dovrà guardare a quel piano, più che alle dichiarazioni di questi giorni, per capire cosa lo aspetta dopo i primi due anni.
Secondo Il Sole 24 Ore, nell’articolo di Filomena Greco pubblicato martedì 13 ottobre 2026 sull’incontro al Mimit.