Il governo ha varato un decreto-legge sull’ex Ilva di Taranto, oggi Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Il testo punta su tre fronti: gli impianti, i posti di lavoro e la riconversione dell’area. In conferenza stampa lo ha presentato Marina Elvira Calderone, titolare del dicastero del Lavoro, come ha riportato Open martedì 13 ottobre.
Sul lavoro, la cassa integrazione straordinaria per l’indotto viene prolungata. La copertura parte dal 1° ottobre 2026 e arriva al 30 giugno 2027. Per chi lavora nelle aziende attorno all’acciaieria significa avere il reddito coperto per altri mesi, senza una scadenza immediata.
Per far rientrare nel mercato chi ha perso il posto, il decreto prevede uno sconto totale sui contributi. Le imprese private che assumono con contratto stabile ex dipendenti di Acciaierie d’Italia o di Ilva non versano nulla di contributi (esonero del 100%). Vale per chi assume tra novembre 2026 e dicembre 2027, con partenza il 1° del mese di novembre. I nuovi progetti industriali che ricevono aiuti statali dovranno inoltre dare la precedenza ai lavoratori coinvolti nella crisi.
Sugli impianti, la scelta è di non spegnere. L’area a caldo di Taranto resta “in riscaldo” finché la Cassazione non si pronuncia in via definitiva. Sono interessati i cowper di tre altoforni, il 4, il 2 e l’1, e le batterie di coke 12, 9, 8 e 7. Lo scopo dichiarato è non compromettere la struttura del sito mentre la giustizia fa il suo corso. Quanto costi tenere accesi questi impianti nel frattempo, il testo riportato da Open non lo dice.
Sul fronte dei soldi, il decreto sblocca l’ultima rata del prestito ponte concesso ad Acciaierie d’Italia: 40,5 milioni di euro. Il via libera di Bruxelles era arrivato lo scorso febbraio, quindi la norma rende disponibile una cifra già autorizzata.
La parte più lunga riguarda il futuro del territorio. Il Mimit raccoglierà le manifestazioni d’interesse sugli investimenti oltre i 10 milioni di euro, che riguardano circa 100 ettari tra aree ex Ilva e terreni demaniali vicini. Le proposte finiranno in un piano che dovrà avere il sì del governo. Il piano accelera i Contratti di Sviluppo, permette di vendere le aree o affidarle a una gestione separata e introduce un commissario straordinario.
Nasce poi il distretto industriale “Brindisi-Taranto”, pensato per l’azzeramento delle emissioni nette e per la decarbonizzazione. Le nuove aziende avranno iter ambientali e amministrativi molto più snelli. Il Tecnopolo di Taranto riceve 1 milione di euro all’anno per ricerca, innovazione e reclutamento di tecnici e ricercatori.
Restano due incognite. Nessuna misura indica quando arriverà la sentenza della Cassazione, e da quella data dipende il destino degli impianti tenuti in riscaldo. Per i lavoratori dell’indotto, la data da segnare è il 30 giugno 2027: se entro allora non nascono nuovi posti, la copertura finisce.
Secondo Open, che ha pubblicato la notizia martedì 13 ottobre 2026, il decreto è stato approvato dal Consiglio dei Ministri.