Ita Airways ha aperto un licenziamento collettivo che mette a rischio 226 posti, come riporta Il Messaggero nell’edizione di lunedì 2 novembre. La compagnia, parte del gruppo Lufthansa, ha informato il ministero del Lavoro e i sindacati. Nessun licenziamento è già deciso: si apre una trattativa che stabilirà quante persone saranno toccate davvero.
Il perimetro indicato è questo: 126 persone nei servizi a terra, 90 tra gli assistenti di volo e 10 tra i piloti. Su un organico di 5.269 persone, rilevato il 15 ottobre, i tagli valgono il 4,3%. Ita descrive gli esuberi come strutturali, cioè legati a un nuovo fabbisogno di personale e non a una difficoltà passeggera.
Le cause, secondo l’azienda, sono diverse. Pesano costi del carburante più alti, vendite meno vivaci, piani di espansione rallentati e gli effetti della guerra. Il quotidiano romano nota che l’annuncio arriva mentre Ita, in buona salute, prepara nuove rotte verso l’America, che richiedono piloti e assistenti di volo. Indica come possibili spiegazioni aerei nuovi che tardano a essere consegnati e uno scenario geopolitico instabile.
Al centro c’è l’integrazione con i tedeschi. Il progetto Aurora prevede di automatizzare alcune attività e di eliminare i doppioni sfruttando le strutture del gruppo di Francoforte. In Germania verranno concentrate alcune funzioni, quindi il riassetto decide anche dove si lavora, non soltanto quanti dipendenti servano. Nel mirino ci sono pure i dirigenti: da pochi giorni Benedetta Fiorini guida marketing e comunicazione, riportando all’amministratore delegato Joerg Eberhart, e altri arrivi sono previsti.
Sull’intelligenza artificiale Il Messaggero è netto: l’IA agentica farà perdere posti. Ita però prospetta anche un bisogno di competenze in automazione e machine learning. Nessun conteggio isola i posti a rischio dovuti solo alla tecnologia, quindi il peso di ciascun fattore non è quantificato.
Il 30 dicembre 2026 è la data entro cui, per i sindacati, potrebbero partire le prime lettere. Una seconda quota di lavoratori potrebbe restare nella procedura sino al 30 dicembre 2027. Restano ipotesi e nessuna lista di uscite è stata fissata. Le organizzazioni sindacali si aspettano che il numero finale scenda e puntano ad assistere chi esce con scivoli e percorsi morbidi.
La compagnia respinge la lettura più semplice. Ridurre tutto a un taglio di personale, sostiene Ita, travisa un percorso fatto di crescita, nuova flotta, tecnologie e processi diversi. Formazione e riqualificazione continuano, dice l’azienda, e la procedura riguarda i casi in cui la distanza tra competenze attuali e richieste rende difficile cambiare ruolo. Vale per chi è vicino ai requisiti per la pensione. Le uscite seguiranno la regola della non opposizione: nessuno verrebbe spinto fuori contro la propria volontà.
Ita annuncia inoltre corsi per ricollocare dentro l’azienda una quota rilevante degli addetti, anche tra reparti diversi. Tra esuberi dichiarati e uscite effettive la distanza potrebbe quindi essere ampia. Dipenderà da quante persone riusciranno a cambiare mansione.
Per chi lavora in Ita, il tavolo con i sindacati è il passaggio che conta. Da lì si capirà quanti dei 226 usciranno e con quali scivoli, e la prima scadenza da segnare è il 30 dicembre.
Ricostruzione di Umberto Mancini per Il Messaggero, pubblicata lunedì 2 novembre 2026.