Chi ha la Partita Iva da almeno tre anni e ha visto crollare il reddito può ancora chiedere l’Iscro, ma la scadenza si avvicina: il 31 ottobre è l’ultimo giorno utile per inviare la richiesta all’Inps. Il sostegno, diventato una misura stabile dal 2024 dopo tre anni di sperimentazione, copre sei mensilità e nel 2026 può arrivare fino a 817,69 euro mensili. Il canale telematico è aperto dalla metà di giugno, ma le regole sulla formazione legata al beneficio sono appena cambiate con il nuovo decreto Lavoro-Mef, come ricostruisce Money.it.

Per ottenere l’assegno non basta un solo requisito: servono insieme un calo di reddito e un tetto massimo. Il guadagno del 2025 deve restare sotto il 70% della media tra il 2023 e il 2024, e allo stesso tempo restare entro i 12.749,18 euro annui. Chi ha già incassato l’Iscro nel biennio 2024-2025 resta escluso quest’anno, indipendentemente dal numero di mensilità effettivamente percepite. Restano fuori anche chi percepisce già una pensione diretta, chi versa contributi in altre gestioni previdenziali obbligatorie e chi riceve l’Assegno di inclusione.

La domanda si presenta online sul sito dell’Inps con Spid, Cie oppure la Carta nazionale dei servizi, oppure rivolgendosi a un patronato che segue l’intera pratica senza costi aggiuntivi per il richiedente. Durante la compilazione va autocertificato il reddito degli anni di riferimento, che vengono poi controllati insieme all’Agenzia delle Entrate.

Il calcolo dell’importo parte dal 25% della media dei redditi degli ultimi due anni utili, contata su base semestrale. Con una media di 8.000 euro tra 2023 e 2024, il conteggio teorico darebbe 1.000 euro al mese, ma il tetto blocca la cifra a 817,69 euro. Chi parte da un reddito molto più basso trova invece un pavimento: sotto quella soglia scatta un minimo garantito di 255,53 euro.

La novità più rilevante del 2026 riguarda proprio la formazione. Chi riceve l’Iscro entra automaticamente nel Siisl, la piattaforma dedicata all’inclusione lavorativa, e se non ha ancora avviato un percorso di aggiornamento tre mesi dopo aver firmato il Patto di attivazione, il sistema avverte i Centri per l’impiego. La norma, però, non collega quella segnalazione a nessun taglio o sospensione dell’assegno: già nel 2024 un decreto aveva chiarito che il sostegno viaggia insieme alla formazione, senza dipendere da essa. Un controllo che non produce conseguenze economiche dirette rischia di restare più su carta che nella pratica, almeno finché non arriverà il primo report ministeriale sulla partecipazione ai corsi.

Chi ha un calo di reddito nel 2025 e i requisiti sulla Partita Iva dovrebbe verificare fin da ora i due limiti reddituali, perché ricostruire i redditi di tre anni diversi richiede tempo e la finestra per la domanda si chiude a fine ottobre.

Dati e dettagli sulla normativa riportati da Money.it in un articolo di Simone Micocci pubblicato il 9 settembre 2026.