Il governo lavora alla Legge di Bilancio 2027 con il fisco al centro del cantiere che, come da tradizione, si rimette in moto proprio a fine agosto. Tra le ipotesi allo studio spicca l’allargamento della seconda fascia Irpef, quella al 33%, che potrebbe applicarsi fino a chi ha un reddito di 60.000 euro l’anno: oggi la soglia si ferma più in basso.

Chi ha un reddito che va da 50.000 a 60.000 euro l’anno vedrebbe scendere del 10% l’imposta dovuta su quella parte di reddito, con un risparmio che sale fino a 1.000 euro l’anno per chi arriva al tetto. Con 55.000 euro di reddito, il beneficio si fermerebbe invece a 500 euro: segno che la misura premia soprattutto chi sta più vicino alla soglia superiore. Chi supera i 60.000 euro di reddito continua a ottenere un vantaggio fisso di 1.000 euro l’anno, circa 83 euro lordi in più ogni mese in busta paga.

Una seconda pista riguarda il primo scaglione. Marco Osnato, che guida la commissione Finanze di Montecitorio, ha aperto in un’intervista alla possibilità di abbassarlo dal 23% al 22%. Il beneficio massimo per chi ne ha diritto sarebbe di 220 euro l’anno, mentre per lo Stato il costo stimato sfiorerebbe quota 1,5 miliardi di euro complessivi: una cifra che pesa sulla tenuta dei conti pubblici in una manovra già stretta tra vincoli di bilancio e campagna elettorale, visto che si tratta dell’ultima legge di bilancio di questo esecutivo prima delle elezioni del 2027.

Sul tavolo c’è anche la tredicesima. L’ipotesi è sostituire l’Irpef ordinaria con una flat tax al 10% o al 15%, con un risparmio stimato tra 200 e 500 euro a seconda del reddito. La platea però potrebbe restare limitata: si discute ancora se fissare l’asticella a 15.000 o a 30.000 euro di reddito, e più bassa è la soglia scelta, meno famiglie ne beneficeranno. Allo studio anche una detassazione strutturale, non più solo temporanea, degli aumenti legati ai rinnovi contrattuali, con un’imposta piatta calcolata in modo crescente, ferma al 5%, applicata a tutti i lavoratori coinvolti.

Le misure fiscali non si fermano all’Irpef. Il governo valuta di portare dal 10% al 5% l’Iva sugli affitti destinati agli under 36 quando il proprietario è un’impresa, e sta ragionando su un valore fisso per l’imposta di registro dovuta da chi compra la prima casa, oggi ferma al 2%. Sono interventi pensati per alleggerire l’accesso all’abitazione per i più giovani, in un pacchetto che nel complesso guarda sia al ceto medio sia a chi fatica a entrare nel mercato immobiliare.

Nessuna di queste misure ha ancora una copertura definita nel testo della manovra, e le ipotesi allo studio possono cambiare ancora nelle prossime settimane di trattativa tra i partiti di maggioranza. Chi ha un reddito vicino ai 50.000 o ai 60.000 euro dovrebbe comunque tenere d’occhio l’evoluzione del provvedimento nei prossimi mesi: è da quella soglia che dipende l’entità reale del risparmio in busta paga a partire dal 2027.

Secondo quanto riportato da Money.it il 25 agosto 2026, le ipotesi sono ancora allo studio del governo in vista della Legge di Bilancio 2027.