Il governo sta valutando di spezzare in due il taglio dell’Irpef per il ceto medio. Secondo Money.it, che ne ha scritto giovedì 22 ottobre, il secondo scaglione, quello tassato al 33%, salirebbe prima fino a 55.000 euro e poi fino a 60.000. Per ora è una proposta in discussione, non una decisione.
A proporla è Antonio Tajani, vicepremier, insieme al suo partito Forza Italia, in una riunione di maggioranza. La presenta come una mediazione politica: la promessa di alleggerire le tasse resta, ma il costo per lo Stato si distribuisce su due anni. Così, nelle intenzioni, si rispettano anche i vincoli del Patto di Stabilità.
Oggi l’Irpef ha tre aliquote. Il 43% colpisce ciò che supera i 50.000 euro, il 33% la fascia tra 28.001 e 50.000, il 23% i primi 28.000. Nella prima fase l’aliquota intermedia varrebbe fino a 55.000 euro. Chi guadagna tra 50.000 e 55.000 euro vedrebbe quella fetta di reddito tassata al 33% invece che al 43%, con un vantaggio di al massimo 500 euro l’anno.
Il secondo passo arriverebbe probabilmente nel 2028 e porterebbe il limite a 60.000 euro. Il beneficio complessivo salirebbe così a 1.000 euro l’anno per chi ha redditi da 60.000 euro in su. Chi sta sotto quella cifra otterrebbe di meno, in proporzione al reddito. Per chi dichiara meno di 50.000 euro, invece, non cambierebbe niente.
Il nodo resta il finanziamento. Arrivare a quota 60.000 euro per lo scaglione richiede da 2,5 a 3,5 miliardi di euro, e l’esecutivo vuole trovarli senza scostamento di bilancio. L’ipotesi allo studio è rivedere le tax expenditures, cioè le spese fiscali: detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta, esenzioni e aliquote ridotte con cui lo Stato abbassa le imposte dovute.
Gli strumenti citati sono due: il quoziente familiare oppure un tetto alle detrazioni, legato al reddito complessivo del contribuente o della famiglia. Il risparmio ottenuto finanzierebbe il taglio dell’Irpef.
Qui sta il rischio per chi legge. Se il tetto alle detrazioni colpisse proprio i redditi che beneficiano dello sconto, il guadagno potrebbe ridursi o sparire del tutto. Money.it lo dice chiaramente: la perdita di agevolazioni può compensare in parte, o azzerare, quanto si risparmia sull’aliquota.
Non c’è ancora un testo, né cifre ufficiali sulle detrazioni che verrebbero toccate. Il confronto tra vantaggi e perdite si potrà fare solo quando saranno note le regole.
Per chi guadagna più di 50.000 euro, il segnale da seguire è il disegno di legge di bilancio. Lì si vedrà se la prima fase parte davvero e quali detrazioni pagano il conto.
Secondo Money.it, articolo di Patrizia Del Pidio pubblicato giovedì 22 ottobre 2026.