Intesa Sanpaolo ha ottenuto dalla Banca Centrale Europea il via libera preventivo per prendere il controllo diretto di Mps. Il passaggio riguarda l’offerta pubblica di acquisto e scambio che la banca guidata da Carlo Messina ha lanciato sul gruppo toscano. L’autorizzazione è arrivata martedì 27 ottobre, come riporta Affaritaliani.
Il consenso della BCE non si ferma a Mps. Con la capogruppo, Intesa otterrebbe in modo indiretto anche il controllo di Wise Dialog Bank, Mediobanca, Mediobanca Premier e Compass Banca. Per Banca Progetto la BCE ha autorizzato invece una partecipazione indiretta qualificata. Il riferimento di legge sono gli articoli 19 e 22 del Tub.
Un secondo via libera della BCE riguarda le dimensioni dell’operazione. La BCE ha rilasciato anche un’autorizzazione ulteriore, prevista dai Tub agli articoli 53 e 67. Riguarda il peso della partecipazione: tra Mps e le sue controllate il valore totale supera un decimo dei fondi propri consolidati di Intesa.
Nello stesso giorno è arrivato il sì di Banca d’Italia. Riguarda il controllo indiretto di Monte Paschi Fiduciaria, Spafid, MBPS Leasing, MBCredit Solutions, MBFacta e Mediobanca SGR. Rientrano poi Fidi Toscana, con una quota indiretta qualificata, e i gestori del risparmio che fanno capo a Generali.
Quest’ultimo punto spiega perché l’operazione interessa anche chi guarda a Generali. Messina ne ha parlato al festival di Moneta, dove gli hanno chiesto dell’offerta su Montepaschi. Secondo il numero uno di Intesa, l’operazione serve a stabilizzare il risparmio del Paese. Serve anche a mettere in sicurezza l’indipendenza di Generali, che con Intesa oltre il 13% non sarebbe più contendibile.
Il manager ha aggiunto che Intesa è pronta a dividere questa garanzia di stabilità con gli altri soci di Generali: UniCredit, Delfin, Caltagirone e Benetton. Interferire sulla gestione della compagnia, assicura, non rientra nei piani. Dice che l’interesse è un altro.
C’è poi un’ammissione che pesa. Messina definisce l’operazione anche difensiva. Se qualcun altro rilevasse Generali, ha spiegato, potrebbe diventare in Italia un protagonista del wealth management, cioè della gestione dei patrimoni dei clienti.
Va letta con cautela la tesi della stabilità. La soglia del 13% e l’idea di un’azionista che garantisce l’indipendenza sono affermazioni del vertice di Intesa. Le risposte degli altri soci citati da Messina non sono state comunicate. Il giudizio sul disegno resta quindi affidato alle parole di una parte in causa.
Dalla comunicazione di martedì non emergono il concambio né il calendario dell’offerta. Sono i due dati che decidono quanto l’operazione costi davvero a Intesa e quanto convenga a chi possiede azioni Mps. Il via libera delle autorità toglie un ostacolo, non risponde a queste domande.
Per chi ha in portafoglio titoli Mps, Intesa o Generali, il prossimo dato da seguire è il calendario dell’offerta. Su quella data si misurerà la reazione degli altri soci di Generali citati da Messina.
Secondo Affaritaliani, che ha pubblicato la notizia martedì 27 ottobre 2026, il via libera è arrivato da BCE e Banca d’Italia.