Intesa Sanpaolo e UniCredit chiudono luglio con rialzi a doppia cifra per la prima e più contenuti per la seconda, rispettivamente oltre il 10% e poco sopra il 5%. I conti del secondo trimestre hanno già confermato che entrambe le banche sanno generare utili robusti. La vera incognita riguarda agosto, mese tradizionalmente meno liquido, dove notizie societarie isolate possono spostare il prezzo più del normale.

Al 31 luglio Intesa quotava 6,603 euro, praticamente sul massimo mensile di 6,609 euro toccato pochi giorni prima. UniCredit si fermava invece a 82,37 euro, dopo un picco di 83,88 euro. Il distacco tra le due corse conta: chi ha comprato Intesa a luglio parte con meno margine residuo, perché le quotazioni hanno già scontato buona parte delle indicazioni positive emerse dalle semestrali.

Un’analisi di Money.it su 39 edizioni di agosto, dal 1987 al 2025, assegna un vantaggio leggero a UniCredit. Intesa ha reso in media un -0,60% con una mediana dello 0,15% e ha chiuso 20 mesi su 39 in territorio positivo. UniCredit segna invece una media quasi piatta, -0,08%, ma una mediana molto più alta, 1,41%, con 22 agosto positivi su 39. La differenza cruciale non sta nella media: sta nella regolarità. UniCredit ha oscillato meno, con una volatilità mensile dell’8,68% contro il 10,46% di Intesa.

Negli ultimi cinque anni il divario si allarga. Nel quinquennio 2021-2025 Intesa ha reso in media -0,32%, UniCredit +1,12%. Quando i due titoli arrivavano da un luglio già positivo, come accade quest’anno, la distanza cresce ancora. Nei 24 precedenti disponibili per ciascun titolo, Intesa ha reso -1,13% ad agosto e UniCredit +0,34%, con un tasso di mesi in rialzo del 50% contro il 62,5%.

Sul fronte degli analisti, il consenso più recente premia entrambe ma con margini diversi. Su Intesa, 15 analisti indicano un target medio di 6,9813 euro, il 5,73% sopra la quotazione di fine luglio. Kepler Cheuvreux, RBC Capital e Barclays hanno tutti alzato l’obiettivo dopo la semestrale, portandolo tra 7 e 7,30 euro. Su UniCredit il quadro è più compatto: 20 analisti indicano 91,66 euro di media, l’11,28% sopra gli 82,37 euro di fine luglio, con JPMorgan che spinge fino a 94 euro. Nessuno dei due titoli raccoglie oggi una raccomandazione di vendita prevalente, ma solo Intesa ne conta una nel consenso.

Ogni titolo porta con sé un rischio specifico che la stagionalità da sola non racconta. Per Intesa pesa la trattativa con Monte dei Paschi, la banca senese nota come MPS: il prezzo offerto resta fermo e l’istituto continua a valutare alternative. Per UniCredit pesa Commerzbank. Il gruppo ha costruito una quota vicina al 48% e ha appena rinunciato a un riacquisto di azioni proprie da 4,75 miliardi per proteggere il CET1, l’indicatore che misura la solidità patrimoniale di una banca. La banca tedesca ha annunciato la ripresa dei colloqui, un possibile catalizzatore che può anche complicarsi.

Il vantaggio storico di UniCredit non è statisticamente solido. Gli intervalli di confidenza calcolati sui rendimenti medi di agosto includono lo zero per entrambi i titoli, quindi la stagionalità resta un indizio, non un segnale operativo. Chi ha una delle due azioni in portafoglio farà bene a guardare i livelli tecnici più che il calendario. Intesa dovrà difendere l’area 6,60 euro, UniCredit dovrà chiudere sopra il record di luglio, gli 83,88 euro toccati a fine mese, prima che arrivino nuovi sviluppi su Commerzbank.

Dati e previsioni riportati da Money.it, in un’analisi di Gerardo Marciano pubblicata il 2 agosto 2026.