Gli azionisti di Intesa Sanpaolo si riuniscono oggi in assemblea straordinaria per votare l’aumento di capitale che serve a finanziare l’offerta pubblica su Monte dei Paschi, la banca senese, un’operazione da 30,6 miliardi. In discussione c’è l’autorizzazione a emettere nuove azioni ordinarie fino a un tetto di 5,7 miliardi di titoli.

Le proiezioni circolate alla vigilia del voto sono nettamente favorevoli. MF Milano Finanza ha scritto che il sì potrebbe superare il 90% tra gli azionisti presenti, con una partecipazione stimata tra il 60% e il 65% del capitale e proiezioni che in alcuni scenari salgono fino al 95%. Il quotidiano ha parlato di un esito quasi scontato, complici anche i pareri dei consulenti di voto.

Due tra i più seguiti, Iss e Glass Lewis, hanno raccomandato di votare a favore. Per Glass Lewis l’operazione poggia su basi strategiche e finanziarie solide, soprattutto per il peso crescente che darebbe a Intesa nel risparmio gestito e nei ricavi da commissioni. Iss condivide il giudizio positivo ma segnala un rischio tecnico. Se l’assemblea di Mps del 29 ottobre approvasse anche le offerte lanciate su Banca Generali e Banco Bpm insieme a un extradividendo, alcuni requisiti da cui dipende la validità dell’offerta di Intesa potrebbero venire meno. Intesa avrebbe comunque la facoltà di rinunciarvi.

Il presidente Gian Maria Gros-Pietro si è detto fiducioso in un largo sostegno degli azionisti, richiamando l’esperienza della fusione con Ubi Banca. Secondo lui sia i soci sia i dipendenti dell’istituto bergamasco hanno beneficiato dell’ingresso nel gruppo, trovando dividendi migliori e prospettive più solide.

Nelle risposte scritte inviate agli azionisti prima del voto, Intesa ha quantificato il ritorno atteso dall’operazione: sinergie a regime da circa 2,9 miliardi di euro l’anno entro il 2029, divise quasi a metà tra maggiori ricavi, per 1,4 miliardi, e risparmi sui costi, per 1,5 miliardi, con il 60% dell’obiettivo raggiungibile già un anno prima. L’utile netto del gruppo allargato supererebbe i 16 miliardi di euro nel 2029, con una redditività sul capitale oltre il 20% e un progresso dell’8% sia sull’utile che sul dividendo per azione.

Sul fronte della remunerazione, il piano prevede distribuzioni complessive per 61 miliardi tra il 2025 e il 2029, undici miliardi sopra la cifra che Intesa aveva promesso da sola nel suo piano industriale precedente. Il payout resterebbe al 95%, diviso tra cassa e riacquisto di azioni proprie. A questo si aggiungono 2,7 miliardi di distribuzioni straordinarie nel biennio 2026-2027.

Il voto di oggi non chiude comunque la partita del risiko bancario italiano. Monte dei Paschi, che fino a poco tempo fa era considerata una preda storica del settore, ha nel frattempo lanciato le proprie offerte su altri due istituti: segno di come i ruoli tra banche si stiano ridefinendo più in fretta di quanto ci si aspettasse.

Chi ha azioni Intesa Sanpaolo in portafoglio dovrebbe seguire l’esito del voto di oggi e, soprattutto, l’assemblea Mps del 29 ottobre. Da quella data dipende se le sinergie promesse arriveranno secondo i tempi annunciati o se qualche condizione dell’offerta dovrà essere rinegoziata.

Dati e proiezioni riportati da Forbes.it il 9 settembre 2026, sulla base delle informazioni diffuse da Intesa Sanpaolo e delle proiezioni di MF Milano Finanza.