Solo il 4% delle piccole e delle microimprese italiane ha avviato percorsi strutturati di formazione sull’intelligenza artificiale. Il dato arriva da una ricerca di Made, il centro milanese di competenza su Industria 4.0, condotta insieme all’Osservatorio sull’innovazione digitale delle PMI del Politecnico, e riportata da Il Sole 24 Ore venerdì 16 ottobre.

La quota sale con le dimensioni dell’azienda. Tra le piccole imprese arriva al 6%, tra le medie al 20%. Per le realtà più grandi la partita è già chiara; per le più piccole, invece, la formazione resta ai margini.

I due enti hanno costruito SkillAI, uno strumento che misura la maturità nell’uso dell’AI su sette dimensioni. Si parte da quanto si conoscono gli strumenti in teoria e si arriva a quanto cambiano il lavoro e l’organizzazione. L’analisi vale per le singole persone e per l’azienda intera, e serve a capire quali competenze mancano e quali ci sono già nei team.

Il ritardo ha una prima spiegazione. Tra le aziende di taglia minore, il 43% è convinto che l’AI non inciderà in modo significativo sul proprio lavoro a breve. Se non vedi un impatto vicino, difficilmente investi per prepararti.

Il quadro peggiora dove l’età media dell’azienda supera i 50 anni. Lì il 55% non dà alcuna importanza alle competenze sull’AI, e il 73% la stessa risposta la dà sulla programmazione informatica.

Sulla formazione in generale, il Sole 24 Ore riporta numeri che pesano. Tra micro e piccole imprese, meno della metà punta sulla crescita delle competenze nei ruoli di vertice. Un piano formativo strutturato lo ha il 30%, mentre solo il 7% dispone di un reparto risorse umane dedicato.

Gli ostacoli sono due, e molto concreti. Per il 65% delle imprese il problema principale, per la formazione non obbligatoria, è il tempo che manca durante l’orario di lavoro. Seguono le risorse economiche, indicate dal 20%.

Anche i soldi hanno una direzione precisa. Il 90% delle microimprese paga la formazione solo con mezzi propri. I Fondi Paritetici Interprofessionali li usa il 15%, gli incentivi fiscali il 7%. Gli strumenti di sostegno esistono, ma raggiungono una minoranza.

Marta Rispoli, che in Made guida orientamento e formazione, ha spiegato che il digitale non si esaurisce nell’acquisto di tecnologia o di consulenze. Il punto di partenza, secondo lei, sono le imprese che capiscono opportunità e impatti e le persone in grado di coglierli. Per Made il percorso comincia dal capire di quali competenze si ha bisogno, per poi svilupparle nei processi aziendali.

Chi gestisce una microimpresa o lavora in una può guardare ai Fondi Paritetici Interprofessionali e agli incentivi fiscali, oggi usati da una minoranza, prima di pagare un corso con il proprio budget.

Secondo Il Sole 24 Ore, articolo di Cristina Casadei pubblicato il 16 ottobre 2026, sullo studio di Made e Politecnico di Milano.