L’INPS ha esteso la possibilità di far partire la malattia dal giorno precedente alla visita anche a chi si presenta di persona nello studio del medico, non solo a chi riceve il dottore a casa. La novità arriva con una circolare, la numero 92, diffusa il 4 settembre, che cambia da quale giorno parte la prognosi scritta sul certificato.

Fino a ieri il campo che indica da quando dura il malessere poteva essere retrodatato di un giorno soltanto se la visita era avvenuta a domicilio. Da ora la stessa possibilità vale anche per la visita fatta in ambulatorio, quella più comune per chi ha ancora la febbre bassa o sintomi lievi e riesce a muoversi da solo fino allo studio del curante.

Il dettaglio conta perché l’indennità di malattia pagata dall’INPS scatta dal quarto giorno di assenza dal lavoro, e quel giorno si conta a partire dalla data scritta sul certificato, non da quando il lavoratore si è sentito male per la prima volta. Un giorno recuperato all’inizio della prognosi significa quindi un giorno in più che rientra nel calcolo dei quattro necessari.

La regola precedente risaliva a una delibera degli anni Sessanta del vecchio ente che gestiva l’assicurazione malattia prima dell’INPS, l’INAM, e legava il conteggio alla chiamata al medico curante o alla data della prima visita, senza distinguere tra domicilio e ambulatorio. Da lì è nata per decenni una disparità: chi riusciva a farsi visitare a casa aveva una tutela in più rispetto a chi si spostava fino allo studio del dottore, pur trattandosi della stessa malattia.

L’istituto motiva il cambiamento con la difficoltà crescente dei medici di famiglia a garantire una visita domiciliare entro mezzogiorno del giorno dopo la richiesta, in un momento in cui il loro numero sul territorio si sta riducendo mentre i controlli sulle certificazioni sono cresciuti. Il testo della circolare non fornisce però un dato sul numero di medici di base persi negli ultimi anni, un’informazione che avrebbe reso più solido il collegamento tra la carenza di personale e la nuova regola.

C’è un limite preciso da tenere a mente: la retrodatazione decade se il giorno indicato come inizio del malessere è più lontano di ventiquattro ore dalla visita. Un margine stretto, pensato per coprire un solo giorno di ritardo, non un’attesa più lunga.

Serve attenzione anche a chi si ammala a ridosso di un ponte o di un weekend. In quel caso, se non si riesce a ottenere una visita in tempo, bisogna passare dalla continuità assistenziale, il servizio noto come guardia medica, per non perdere la copertura del giorno precedente.

Chi lavora con un contratto da dipendente e si ammala il venerdì sera dovrebbe ricordarsi di questa finestra di ventiquattro ore prima di rivolgersi al pronto soccorso o rimandare la visita a lunedì: è quel giorno recuperato a decidere se l’indennità arriva piena o calcolata con un giorno in meno.

Secondo quanto riportato da QuiFinanza il 6 settembre, la novità è contenuta nella circolare INPS numero 92 del 4 settembre.