I prezzi al consumo dell’area euro a settembre sono saliti del 3,8% rispetto a un anno prima, secondo la stima flash diffusa venerdì 2 ottobre da Eurostat. Ad agosto l’indice era al 3,2%. Il dato riapre la domanda su quanto ancora salirà il costo del denaro deciso dalla BCE, come racconta Money.it.

A spingere i prezzi è soprattutto l’energia, che costa il 18,8% in più rispetto a un anno fa, dopo il 14,3% di agosto. I servizi salgono del 3,2%, dal 3% del mese prima. Alimentari, alcol e tabacco arrivano a +1,4%, dal precedente 1,1%. I beni industriali non energetici frenano appena: +1,1%, contro l’1,2% di agosto.

L’inflazione core, che toglie energia e alimentari dal conto, è al 2,5%. Resta sopra l’obiettivo del 2% fissato dalla BCE, ma sta ben sotto il dato generale. Il divario dice che la corsa dei prezzi dipende in larga parte dal petrolio e non da una pressione diffusa su tutto il paniere.

Tra i Paesi, l’Italia segna un 4,2% sull’indice nazionale dell’Istat, una misura diversa da quella armonizzata usata per l’area euro, quindi il confronto diretto con il 3,8% non regge. Le misure comparabili sono quelle di Francia e Germania: la Francia passa dal 2,6% al 3,4% e la Germania dal 2,9% al 3,3%. La Spagna sfiora il 5%.

La BCE ha già alzato i tassi due volte nel 2026, di 25 punti base ciascuna: il 10 settembre e, prima, l’11 giugno. Dopo l’ultima mossa il tasso sui depositi è al 2,50%, quello sulle operazioni principali al 2,65% e quello marginale al 2,90%. Non c’è nessuna decisione nuova da raccontare. Ci sono soltanto le attese.

Per ora i mercati puntano ancora su tassi fermi al 2,50%, con una probabilità del 71% circa. Il rialzo successivo viene considerato più probabile alla riunione del 17 dicembre, l’ultima dell’anno: le scommesse su un tasso al 2,75% girano intorno al 65%. Sono stime di mercato e possono cambiare con il prossimo dato sui prezzi.

Gli economisti di ING vanno nella stessa direzione e prevedono un terzo rialzo nel 2026. Citano il petrolio oltre quota 100 dollari per barile e il ricordo del 2022, quando la BCE intervenne troppo tardi contro lo shock sui prezzi. Il ritocco di dicembre, spiegano, avrebbe un carattere “assicurativo”, perché il rischio di danni inutili all’economia cresce.

ING non crede però ai due rialzi nel 2027 incorporati nei prezzi di mercato. Giudica “molto ottimistiche” le previsioni di crescita della BCE e si chiede se petrolio caro e tassi più alti possano pesare sul PIL più del previsto. Anche Mario Draghi, ex presidente della BCE, ha invitato Christine Lagarde a non esagerare con la stretta.

Più avanti i mercati vedono una probabilità del 49% di un rialzo il 4 febbraio 2027 e del 40% di un altro il 18 marzo. In quello scenario il tasso sui depositi arriverebbe al 3,25%, cioè 75 punti base sopra il livello di oggi.

Chi ha un mutuo a tasso variabile farebbe bene a segnare il 17 dicembre. Se la BCE alza davvero i tassi, il costo del debito sale di nuovo.

Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli del 2 ottobre 2026, sulla stima flash di Eurostat sull’inflazione di settembre.