Il governo Meloni chiede alle Camere di autorizzare, per il biennio 2027-2028, una deviazione dai saldi di bilancio che sfiora i 29 miliardi di euro. La richiesta sta nel Dpfp, il piano di finanza pubblica che il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 2 ottobre e girato al Parlamento. Per ora resta appunto una richiesta: l’aula vota il 13 ottobre e la flessibilità va concordata con l’Unione europea.
La somma si divide in due capitoli, energia e difesa, ciascuno da 0,3% del Pil. Sull’energia il governo prevede misure per 14,4 miliardi per famiglie e imprese, tra rinnovabili e agevolazioni per gli studenti che usano i mezzi pubblici. La difesa riguarda personale e investimenti, in linea con gli impegni presi con la Nato. Secondo AGI, che ha pubblicato i numeri sabato 3 ottobre, la ragione è un contesto globale più incerto.
Il piano parla di due conflitti e di mercati energetici ancora sotto pressione. Il rientro dei prezzi di petrolio e gas, scrive il governo, procede più piano del previsto. Nello scenario peggiore il Mef calcola un Pil più basso di 0,3% nel biennio 2027-2028, se lo shock energetico legato al Medio Oriente non si esaurisce.
Quanto ai conti, ogni cifra dipende dall’anno e dall’uso della Nec. Per il 2026 il deficit sul Pil è indicato al 2,9%, con una crescita rivista al rialzo all’1%. Nel 2027 l’indebitamento netto arriva al 3,4% se si usa la Nec e al 2,8% se non la si usa. Nel 2028 le due versioni sono 3,2% e 2,6%, mentre nel 2029 coincidono al 2,3%.
La crescita programmata resta modesta: 0,8% nel 2027, 0,9% nel 2028, e ancora 0,8% nel 2029. Quanto al debito, passa dal 138,1% del Pil di fine 2026 al 138,5% dell’anno dopo. Poi cala: 137,9% a fine 2028, 136,6% a fine 2029. Il governo attribuisce la salita soprattutto alla cassa dei crediti d’imposta sui bonus edilizi, che pesa al massimo quest’anno.
Un dato va letto con cautela. Con la Nec il deficit del 2027 supera il 3%, la soglia che l’Italia deve rispettare per chiudere la procedura europea per disavanzo eccessivo. Il Dpfp indica proprio il 2027 come anno di uscita, ma questo vale solo se Bruxelles accetta il quadro proposto. I numeri sono quelli del governo, non una verifica indipendente.
Sulla pressione fiscale il documento prevede il 43,0% nel 2026, con un aumento minimo sul 2025 legato anche al contrasto all’evasione. Le imposte dirette crescono del 2,5%, quelle indirette del 3,2%, spinte dal gettito Iva. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha avvertito che la legge di bilancio sarà più prudente rispetto alle spese ipotizzate nelle scorse settimane.
Per il 2027 il testo non vede bisogno di aggiustamenti dei conti, mentre per 2028 e 2029 ipotizza una manovra lievemente espansiva. Il mercato del lavoro viene descritto come in fase favorevole, con ampi margini per far crescere la partecipazione.
Per chi segue la manovra, il 13 ottobre è la prima data da segnare. Se le Camere approvano, la partita si sposta sul giudizio europeo, che decide quanto del margine chiesto sarà davvero utilizzabile.
Dati tratti da un articolo di AGI pubblicato il 3 ottobre 2026, a firma di Andrea Managò, sul Documento programmatico di finanza pubblica.