Il Codacons ha stimato quanto i rincari legati alla guerra in Iran costeranno alle famiglie italiane entro fine 2026. Una coppia con due figli a carico pagherà 1.415 euro più dell’anno scorso, con gli stessi consumi. Il calcolo è stato rilanciato sabato 3 ottobre da Tgcom24.

Il punto di partenza è l’inflazione acquisita dall’Istat per l’intero anno. L’associazione dei consumatori l’ha applicata alla spesa annua per consumi di ciascun tipo di nucleo, partendo dal momento in cui è scattato il conflitto. Il risultato dipende da una condizione precisa: i prezzi devono restare ai livelli di adesso.

Chi vive da solo se la cava con meno. Per un pensionato il conto è di 667 euro in più, per un giovane single con meno di 35 anni di 704. Le due cifre sono vicine, e questo dice che a pesare è soprattutto la dimensione della famiglia, non l’età di chi la guida.

Con l’aumentare dei componenti il conto sale in modo ordinato. Una famiglia monogenitoriale arriverebbe a 976 euro. Una coppia senza figli toccherebbe 1.167 euro, mentre con un figlio si arriva a 1.281. Il gradino successivo, quello dei due figli, porta la cifra a 1.415.

Il Codacons ha poi diviso le famiglie per la condizione professionale del capofamiglia, secondo la classificazione dell’Istat. Un disoccupato spenderebbe 701 euro in più. Se il reddito principale arriva da un operaio, l’aggravio è di 936 euro. Con un dirigente o un quadro in casa sale a 1.259 euro.

Il valore più alto riguarda chi ha un’impresa o una partita IVA: 1.616 euro. Può sembrare strano che a pagare di più siano i redditi migliori. La spiegazione sta nel metodo: chi guadagna di più consuma di più, e un rincaro percentuale applicato a una spesa più grande vale più euro. Non significa che quelle famiglie lo sentano di più nel bilancio.

Un aggravio assoluto, infatti, non è un peso relativo. Seicento euro in più su un reddito da pensione minima incidono molto più di milleseicento euro su un reddito da libero professionista. Il comunicato rilanciato da Tgcom24 non riporta il peso di queste cifre sul reddito di ciascuna categoria, quindi non permette di dire chi sia davvero più esposto.

Va letta con cautela anche la cifra in sé. Si tratta di una stima del Codacons, non di un dato Istat, e dipende da due ipotesi: consumi invariati e prezzi fermi. Nessuna delle due è garantita. Chi taglia le spese spenderà meno, e se energia e tariffe scendono il conto si riduce.

Resta poi un’altra lacuna. Il materiale diffuso non spiega quanta parte dell’inflazione acquisita sia attribuibile alla guerra e quanta alle dinamiche già in corso prima dell’inizio del conflitto. Quel confine decide quanto dell’aggravio dipenda davvero dal conflitto, e il Codacons non lo mostra.

Per chi gestisce un bilancio familiare, il numero utile è quello della propria categoria, letto come un ordine di grandezza. Nei prossimi tre mesi conviene guardare le bollette e il carrello: se i prezzi calano, la stima del Codacons scende con loro.

Secondo Tgcom24, che il 3 ottobre 2026 ha rilanciato lo studio del Codacons sull’impatto dei rincari sulle famiglie.