Gli italiani che hanno superato i 55 anni concentrano nelle proprie mani una quota di ricchezza netta che va dal 60 al 65% del totale nazionale, secondo i dati sul patrimonio delle famiglie ripresi da Money.it. Dentro quella quota rientrano sia gli asset finanziari sia quelli immobiliari, con il mattone che pesa più di tutto il resto. Il dato aiuta a spiegare perché la stagnazione salariale colpisca soprattutto chi quella ricchezza non l’ha ancora accumulata.

Il patrimonio di questa fascia d’età poggia su tre elementi. Il primo è la casa di residenza, quasi sempre pagata per intero, a cui si affiancano spesso una seconda abitazione per le vacanze o un appartamento dato in affitto. Il secondo elemento riguarda gli strumenti finanziari a basso rischio: BTP, conti bancari, polizze assicurative e fondi con un profilo prudente. Il terzo comprende le quote di piccole e medie imprese a conduzione familiare, un pezzo rilevante del tessuto produttivo italiano.

Dietro questa concentrazione c’è una ragione macroeconomica precisa. Chi oggi ha superato i 55 anni ha attraversato decenni con un tasso di risparmio elevato e un mercato delle case in espansione quasi costante. I lavoratori under 40 partono invece da stipendi d’ingresso più bassi e da contratti meno stabili. Due condizioni che riducono la capacità di mettere via denaro e complicano l’accesso al mutuo per la prima casa.

All’interno delle famiglie, questo squilibrio funziona già come un ammortizzatore informale. Il denaro che nonni e genitori trasferiscono direttamente ai nipoti e ai figli copre parte delle lacune del welfare pubblico e sostiene i nuclei più giovani nei momenti di difficoltà economica.

Il cambiamento più rilevante arriverà con il passaggio generazionale del patrimonio. Nei prossimi anni un patrimonio stimato in centinaia di miliardi di valore, espresso in euro, cambierà proprietario per via ereditaria, spostandosi dagli over 55 verso figli e nipoti. Il peso elevato degli immobili dentro le eredità rende però il passaggio più complicato del previsto: quando più eredi si dividono la stessa casa e devono coprire le spese di manutenzione o gli interventi di efficientamento energetico previsti dalla normativa europea, la scelta più semplice diventa vendere. Un aumento delle vendite ereditarie potrebbe mettere pressione sui prezzi, soprattutto nelle zone meno centrali del Paese.

Cambia anche l’atteggiamento verso il rischio tra chi ha costruito il patrimonio e chi lo erediterà. I nuovi eredi mostrano meno interesse per il mattone e per i titoli di Stato tradizionali, e preferiscono la liquidità immediata e gli strumenti finanziari digitali, spesso su mercati internazionali.

Chi ha tra i 25 e i 40 anni e prevede di ricevere un’eredità nel prossimo decennio dovrebbe informarsi già ora sulla composizione di quel patrimonio. Sapere in anticipo se prevale il mattone o la liquidità cambia il modo in cui pianificare un mutuo o un primo investimento.

Dati ripresi da Money.it, articolo di Emanuela Ceccarelli pubblicato il 26 luglio 2026.