Negli anni Sessanta fu una deviazione del tracciato autostradale a portare la prima industria pesante in Irpinia. Sei decenni dopo, secondo una ricostruzione del Sole 24 Ore, la provincia scommette sulla stessa logica, questa volta applicata all’Alta Velocità. Una ricerca di Rfi e Svimez calcola un effetto economico da 4,4 miliardi di euro. I posti di lavoro legati alla nuova linea ferroviaria sarebbero 62.000.

Quella prima spinta arrivò dopo il sisma del 1980, che uccise tremila persone. Lo Stato rispose con la legge 219 del 1981, che portò gruppi imprenditoriali del Nord nella provincia. Le aziende nate allora restano oggi le più radicate del territorio. Secondo l’amministratore delegato del gruppo agroalimentare De Matteis, Marco De Matteis, le nuove generazioni stanno abbandonando il modello legato all’agricoltura tradizionale. La direzione è verso mercati internazionali, senza perdere il radicamento locale.

A Morra De Sanctis, un comune di 1.400 abitanti che ospita uno dei nove distretti produttivi della provincia, è cresciuto un polo aerospaziale legato a Ema/Rolls Royce. Accanto opera l’azienda farmaceutica Altergon, produttrice di cerotti medicati e acido ialuronico per il mercato globale. Il suo fatturato è salito da 56 milioni di euro nel 2002 a 90 milioni nel 2025.

Anche la Acca Software cresce, con sede a Bagnoli Irpino, quattro chilometri da Montella. L’azienda è nata in uno studio di ingegneria durante la ricostruzione post sisma e oggi sviluppa tecnologia Open Bim. Il fatturato è salito da 16,7 milioni di euro a 33,9 milioni nel giro di un sessennio.

Lo stesso gruppo De Matteis ha più che raddoppiato gli introiti con il progetto della pasta Armando. Il fatturato è passato da 100 a 240 milioni di euro in due decenni. Il gruppo controlla un ciclo produttivo che integra mulino e pastificio in due stabilimenti situati a Flumeri, dove al posto dei vecchi capannoni dell’automotive sono nate altre attività legate alla lavorazione alimentare. Il gruppo dichiara un rapporto diretto con 800 produttori agricoli, concentrati soprattutto tra Irpinia e Puglia.

A Frigento, non lontano dal casello di Grottaminarda sulla A16, opera Essequadro. È una realtà nata come impresa familiare con soli due addetti. Oggi il fatturato è salito a 9 milioni e mezzo di euro, con una crescita del 23% sul 2024 e già del 26% nel primo semestre del 2026. L’amministratore delegato Stefano Scauzillo cita due motori dietro ai risultati: nuovi sbocchi come il mercato russo e il consolidamento dei rapporti con le griffe per cui l’azienda produce occhiali. Annuncia anche una futura richiesta di accesso alla Zes, insieme a un ampliamento degli stabilimenti.

Il presidente degli industriali irpini, Angelo Petitto, descrive una crescita costante dopo la pandemia. Ricavi e occupazione sono entrambi in aumento, al punto che nelle aree industriali della provincia restano pochissimi spazi liberi. Tra le multinazionali presenti figurano Stellantis, con 1.500 addetti, la Denso Thermal System, con 750, e CoFren, del gruppo Wabtec e attiva nei freni ferroviari, con 200 dipendenti.

Il settore automotive resta invece un punto debole. Carmine Morsa, segretario provinciale della Cgil Fiom, stima che il comparto abbia perso nel tempo circa 600 posizioni lavorative tra le diverse aziende del settore. Segnala però anche relazioni sindacali improntate alla collaborazione, favorite dalle dimensioni contenute di molte imprese del territorio.

Il ricorso alla Zes, la zona economica speciale che offre sgravi contributivi e procedure autorizzative più snelle, è secondo Petitto una delle leve alla base di questa espansione. Un’altra leva è il ricambio generazionale alla guida delle imprese familiari, che ha rafforzato la proiezione internazionale del tessuto produttivo. Trovare manodopera, un tempo un problema marginale in Irpinia, sta diventando la vera priorità. La Cgia di Mestre calcola che negli ultimi dieci anni la provincia abbia visto partire 17.000 giovani.

Per chi valuta un trasferimento di carriera verso il Sud, o guarda alle aree Zes per avviare un’attività, l’Irpinia mostra un vincolo capovolto rispetto al passato. Non manca più la domanda di lavoro: manca l’offerta. Il dato da tenere d’occhio nei prossimi mesi è se il ricambio generazionale nelle imprese di famiglia riuscirà a invertire la fuga di giovani prima che l’Alta Velocità diventi operativa.

Dati e testimonianze raccolti da Raffaella Calandra per Il Sole 24 Ore, pubblicati sabato 15 agosto 2026.