Money.it ha contato 1.042 comuni italiani dove il prezzo medio delle abitazioni non arriva a 500 euro per metro quadro. Il dato, pubblicato mercoledì 21 ottobre, viene dalle quotazioni dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il primo semestre del 2026. Lì risiedono circa 1,75 milioni di abitanti, e un appartamento di sessanta metri quadri si compra con 30.000 euro.
L’elaborazione è di Cruscotto Italia, il portale di dati aperti dell’AgID. Partendo dalle forchette zona per zona dell’Agenzia, ha calcolato un valore medio per ogni comune, considerando solo le abitazioni. Restano stime di massima: se i rogiti sono pochi, l’Agenzia ricostruisce i prezzi in modo indiretto.
La Calabria guida con 184 comuni sotto soglia, e la Sicilia ne ha 173. Il Piemonte è terzo, con 136 paesi. Poi vengono Molise con 109, Basilicata con 99, Abruzzo con 97 e Sardegna con 90. Anche il Lazio ne ha 58.
I prezzi minimi si registrano tra Trapani e Agrigento. Salaparuta registra 225 euro, Poggioreale 230. Non parliamo solo di borghi minuscoli: Favara, nell’Agrigentino, ha oltre 31.000 abitanti e un prezzo di 431 euro.
Per misurare lo scarto con il resto d’Italia servono due riferimenti. La mediana nazionale tra tutti i comuni è 858 euro; pesandola per la popolazione, cioè guardando la casa dell’italiano medio, arriva intorno a 1.530. Milano sta a 5.635 e Portofino a 10.575. Con un metro quadro a Portofino se ne comprano oltre ventotto a Ramacca, nel Catanese.
Il prezzo basso ha una causa demografica. L’età media in questi comuni è 48,1 anni, mentre in Italia si ferma a 46,6. Nel 2024, secondo l’Istat, sono nati 10.657 bambini e sono morte 24.517 persone: 2,3 decessi per nascita, contro l’1,8 nazionale. Una casa che nessuno cerca sarà difficile da rivendere.
Poi ci sono i lavori. Gli immobili in vendita sono spesso vecchi, e rifarli del tutto costa da 500 a 1.500 euro per metro quadro, stando alle stime più comuni. Su sessanta metri quadri la spesa oscilla tra i 30.000 e i 90.000 euro. Può quindi valere il triplo della casa stessa, o almeno la stessa cifra.
La detrazione alleggerisce il conto, ma sta per ridursi. Quest’anno rimborsa metà della spesa sull’abitazione principale e il 36% se la casa è una seconda, con un massimo di 96.000 euro spalmato su dieci anni. Dal primo gennaio 2027 le percentuali calano: 36% per la prima casa, 30% per le altre. Il taglio colpisce soprattutto chi pensa a una casa per le vacanze.
Anche il mutuo diventa più stretto. La banca presta di norma fino all’80% del valore di perizia, quindi per un immobile da poche migliaia di euro il finanziamento possibile è minimo. Le opere finiscono spesso a carico dei risparmi o di un prestito personale più caro. Sull’acquisto della prima casa l’imposta di registro è del 2%, ma per case a basso costo vale una cifra minima di 1.000 euro: incide oltre il 3% se si spendono 30.000 euro.
Molti comuni provano a reagire. La formula del bando a un euro, partita dalla Sicilia nel 2008, prevede di solito una fideiussione di circa 5.000 euro e lavori da chiudere in tre anni. A Sambuca di Sicilia dal 2019 hanno trovato un compratore circa 230 immobili, mentre altrove i bandi sono rimasti senza offerte. La Calabria dà 20.000 euro a chi apre un’attività nei borghi montani e 5.000 ad altre categorie di nuovi residenti. La Sardegna paga la metà della spesa, fino a 15.000 euro.
I comuni che stanno sotto i 600 euro sono già 1.919. A marzo 2027 l’Agenzia pubblicherà i prezzi relativi ai mesi da luglio a dicembre 2026, e si vedrà se la discesa continua. Prima di comprare, conviene calcolare i lavori con le detrazioni in vigore dal 2027.
Secondo Money.it, articolo di Flavia Provenzani pubblicato mercoledì 21 ottobre 2026, sui dati OMI dell’Agenzia delle Entrate rielaborati da Cruscotto Italia.