Money.it ha messo a confronto cinque ETF immobiliari, tutti con una quota che costa meno di 100 euro. Servono a mettere il mattone in portafoglio senza un mutuo. Il confronto, firmato da Stefano Vozza, è uscito lunedì 19 ottobre.
Il punto di partenza sono i prezzi di acquisto diretto. Un box auto da mettere a reddito richiede in media 30-40mila euro. Per una casa si parte da 50-60mila euro nei paesi più piccoli e si può superare i 300mila.
Un ETF immobiliare non compra case, uffici o centri commerciali. Segue un paniere di aziende immobiliari quotate, quindi il mattone resta un’esposizione indiretta. I dividendi incassati dal fondo vengono girati ai clienti se la politica è a distribuzione, oppure reinvestiti in nuove quote se è ad accumulazione.
Diverso il caso dei REIT. Sono singole società quotate che comprano, gestiscono o finanziano immobili, e per questo concentrano rischio di controparte ed esposizione di mercato. Un ETF, invece, diversifica molto di più.
Su JustETF la testata ha trovato 17 prodotti concorrenti e ha scelto i primi cinque per dimensione. Il più piccolo è l’Amundi FTSE EPRA NAREIT Global, con 357 milioni di euro gestiti, costo annuo dello 0,24% e quota a 68,55 euro. Segue il VanEck, versione Global Real Estate, con 440 milioni, costo dello 0,25%, quota a 39,54 euro e dividendi ogni tre mesi.
Al terzo posto c’è un HSBC lanciato il 19 luglio 2022, con 810 milioni e quota a 25,34 euro. L’iShares Developed Markets Property Yield ne raccoglie 955 milioni ed esiste dal 20 ottobre 2006. Una quota costa 21,38 euro. Il più grande è un secondo HSBC, lanciato il 20 giugno 2011, e gestisce oltre 2 miliardi di euro.
Sui rendimenti da inizio anno i cinque fondi stanno vicini. Il risultato peggiore è quello dell’iShares, con il 6,84%, il migliore quello dell’HSBC più grande, con l’8,17%. Il quadro a cinque anni cambia. L’iShares perde lo 0,54%, l’HSBC più grande guadagna il 3,62% e il VanEck il 10,06%.
Il rischio, però, è uguale per tutti. Il calo massimo a cinque anni sta tra il 29,16% e il 29,59% per i quattro fondi che hanno questo dato. La storia più lunga mostra di peggio: l’iShares è arrivato a perdere il 69,28% dal lancio.
Chi sceglie uno di questi fondi dovrebbe guardare accanto al prezzo della quota il calo massimo a cinque anni. Un ribasso vicino al 30% si è già visto.
Secondo Money.it, che ha pubblicato il confronto lunedì 19 ottobre 2026.