In Italia le imprese zombie sono meno del 3% del totale, ma impiegano più del 5% dei lavoratori. Lo ha ricostruito Money.it mercoledì 21 ottobre, rilanciando un’analisi della Banca d’Italia. Il punto è che queste aziende trattengono manodopera che le concorrenti sane vorrebbero assumere.
Una zombie, secondo l’Ocse, ha più di dieci anni di vita e da almeno tre anni di fila non genera un utile operativo che copra gli interessi dovuti ai creditori. Continua a operare, ma il debito non lo riduce. Per restare a galla ha bisogno di prestiti con garanzia pubblica o bancaria.
Il fenomeno è in calo da tempo. Le zombie pesavano sul 6% delle aziende italiane nel 2012, poi la quota è salita fino a sfiorare il 7% verso il 2014, mentre si facevano sentire le code della crisi dei debiti sovrani. Da lì la discesa è stata costante, anno dopo anno, fino a scendere sotto il 3% nel 2023.
Più lenta è stata la discesa degli occupati. Nel biennio 2012-2014 le zombie arrivavano a dare lavoro all’11% degli addetti. Nel 2018 la quota si era quasi dimezzata, intorno al 6%, anche perché molte grandi aziende non più sostenibili erano uscite dal mercato. Negli ultimi anni è rimasta ferma lì, con un lieve calo verso il 5%.
Perché un’azienda ridotta così non chiude? Il motivo, spiega lo studio, è che di solito è di dimensioni medio-grandi e i suoi posti sono protetti da vincoli sindacali, tutele legali, ammortizzatori sociali, sussidi e interventi pubblici. Sono garanzie che servono ai lavoratori. L’effetto collaterale è un mercato del lavoro meno fluido.
La Banca d’Italia ha misurato il danno sulle imprese sane presenti nelle stesse zone. L’esempio riguarda l’export: se la domanda estera cresce del 10%, un’azienda sana vorrebbe assumere. In una zona senza zombie la sua occupazione sale di circa lo 0,34%. Dove le zombie sono poche, la crescita si ferma a circa lo 0,27%. Dove sono tante, l’effetto è quasi nullo.
Il meccanismo è quindi geografico. Nei mercati del lavoro locali le persone disponibili sono un numero limitato, e se una parte è già occupata in aziende che non producono valore, chi vuole crescere non trova personale. Non ne soffrono solo le zombie stesse: ne paga il prezzo l’intero territorio, sulla crescita e sul dinamismo.
Il dato ha un limite da tenere presente. Lo studio descrive l’effetto sull’occupazione delle imprese sane, e le percentuali dell’esempio riguardano un aumento della domanda di export, non ogni tipo di shock. Money.it non riporta stime sul costo complessivo, né in posti di lavoro né in punti di PIL.
Per chi cerca lavoro, o è tra chi assume in una piccola impresa, la conclusione è concreta. Nei territori dove pesano più le zombie, le aziende sane hanno meno margine per offrire nuovi posti. Conviene guardare i prossimi aggiornamenti della Banca d’Italia per capire se la quota del 5% di occupati scenderà ancora.
Secondo Money.it, articolo di Alberto De Pasquale pubblicato il 21 ottobre 2026, che riprende un’analisi della Banca d’Italia.