Senza bus, tram, metropolitane e treni locali l’economia italiana perderebbe 26,2 miliardi di euro all’anno. È la stima di uno studio dell’Agens, agenzia di trasporti e servizi che fa capo a Confindustria. Lo ha realizzato il Politecnico di Milano ed è stato presentato a Roma martedì 27 ottobre, come ha riportato Il Sole 24 Ore.

Il meccanismo è semplice. Se i lavoratori non arrivano al lavoro, le imprese pescano in un bacino di persone e competenze più piccolo. Il risultato, secondo la ricerca, è una produttività nazionale in discesa dell’1,2% in media, che nelle grandi aree urbane sale fino al 3,1%.

Lo studio prova anche a ribaltare un’idea diffusa: quella del trasporto pubblico locale come peso sui conti dello Stato. Il settore conta oltre 800 aziende e trasporta circa 5 miliardi di passeggeri all’anno. Il suo giro d’affari è di 12,1 miliardi di euro, di cui 8,4 miliardi (il 70%) arrivano da fondi pubblici e 3,5 miliardi (il 29%) da biglietti e abbonamenti.

Da quei ricavi vanno tolti 7,5 miliardi spesi per manutenzioni, carburanti ed elettricità. Il valore aggiunto creato direttamente ogni anno è quindi di 4,6 miliardi.

C’è poi l’effetto sui fornitori. Per far circolare i mezzi servono veicoli, ricambi, carburanti e tecnologie comprati da altre imprese, e questi acquisti producono un valore aggiunto indiretto che la ricerca colloca fra 3,6 e 7,8 miliardi. Sommando le due voci, il contributo all’economia va da 8,2 a 12,4 miliardi l’anno, cioè tra lo 0,4% e lo 0,6% del Pil. In pratica ogni euro prodotto dal settore ne mette in moto da 0,79 a 1,69 in più nel resto del sistema.

Lo scenario più duro, battezzato “Tpl-down”, immagina servizio quasi azzerato o ridotto in modo drastico. L’accessibilità ai posti di lavoro scenderebbe in media del 26% nel Paese, con cali tra il 70% e l’80% nelle aree urbane più dense.

Per capire cosa significherebbe, i ricercatori hanno simulato il caso dell’area metropolitana di Milano. Al mattino, quando il traffico è al picco, sparirebbero circa 54mila spostamenti, perché non esistono alternative. Di questi, 15mila sono lavoratori che non potrebbero arrivare in ufficio o in fabbrica.

Una cautela sul metodo: sono simulazioni, non misure. Lo studio arriva da un’associazione che rappresenta il settore e porta un’ampia forbice sul valore indiretto, quasi il doppio tra il minimo e il massimo. Le cifre sul danno vanno lette come ordini di grandezza.

Il dato da tenere d’occhio è quello sui fondi pubblici, che coprono il 70% dei ricavi. Ogni discussione sui tagli ai finanziamenti dovrà fare i conti con questa stima.

Dati dello studio Agens e Politecnico di Milano, riportati da Il Sole 24 Ore martedì 27 ottobre 2026.