La Bank of Canada dirà alle 14
italiane di mercoledì 28 ottobre se alza il tasso di riferimento. I mercati scommettono su un aumento da 2,25% a 2,50%, cioè un quarto di punto. Secondo Money.it sarebbe il primo rialzo da luglio 2023; in un anno il tasso non è mai cambiato.Insieme alla decisione, che precede di qualche ora quella della Fed, la banca pubblica il suo rapporto trimestrale di politica monetaria. Il dollaro canadese vale circa 1,40 per un dollaro Usa, ma per la valuta la partita non è così semplice come sembra.
Tutto parte dal 2 settembre. Quel giorno l’istituto ha confermato il costo del denaro a 2,25% e ha avvertito che la guerra in Medio Oriente tiene alti i prezzi dell’energia, con rischi di inflazione in aumento.
I dati usciti dopo raccontano due storie. L’inflazione di settembre è arrivata al 3,1% su base annua, meno del 3,2% atteso, spinta da energia (+19,0%) e benzina (+27,8%). Gli indicatori di fondo vanno in senso opposto: CPI-trim all’1,8%, CPI-median all’1,9%. Sul lavoro, a settembre sono spariti circa 68.000 impieghi e il tasso di disoccupazione è salito al 6,5%.
Le scommesse sul rialzo, però, sono cresciute. Brown Brothers Harriman, con l’analista Elias Haddad, indica due cause: attese di inflazione più alte e le dichiarazioni del governatore Tiff Macklem, che vede più rischio di un’inflazione diffusa e persistente. Per Norman Liebke, di Commerzbank, la probabilità implicita del rialzo superava, il 20 ottobre, il 75%. Domenica 25 era vicina all’81%.
Tra gli economisti il fronte è meno compatto. Nel sondaggio Reuters del 21-23 ottobre, 19 su 34 si aspettano l’aumento di mercoledì: maggioranza, non unanimità. La rilevazione precedente vedeva ancora l’80% su un tasso immobile fino a fine anno. Doug Porter, economista capo della BMO, ha detto a Reuters che personalmente non alzerebbe, perché la crescita è debole, ma nei messaggi della banca legge un orientamento netto verso il rialzo.
Anche i dubbi hanno basi precise. Reuters osserva che i rincari dei carburanti non hanno ancora toccato alimentari e altri prodotti, e per investingLive gli analisti della banca TD ritengono limitata la diffusione dei rincari. Il terzo trimestre dovrebbe vedere una crescita molto più bassa del secondo. Da gennaio, inoltre, gli Stati Uniti applicheranno dazi più alti ad acciaio, auto e componenti canadesi. I titoli di Stato a due anni rendono oltre 22 punti base in più rispetto a settembre.
Per il cambio, quindi, conta il dopo. Un rialzo già incorporato nei prezzi all’80% o più non muove la valuta da solo. Haddad giudica eccessiva la stretta che i mercati scontano in un anno: 100 punti base, e questo limita lo spazio di apprezzamento del dollaro canadese. Per Liebke salire già a fine ottobre potrebbe sembrare precoce: se anche la banca lo pensasse, il sostegno alla valuta arriverebbe più tardi. I rialzi della Fed, aggiunge, potrebbero allargare il differenziale di tassi.
Money.it propone tre scenari, e la valutazione sul cambio è della sua redazione. Se il rialzo arriva con stime d’inflazione riviste in su e con la porta aperta a un secondo aumento, il sostegno al dollaro canadese sarebbe al più modesto. Se invece viene descritto come mossa isolata, con più peso a crescita, occupazione e dazi, gli acquirenti dell’ultima ora resterebbero delusi. Un tasso invariato sarebbe la sorpresa vera, con una reazione probabilmente più ampia.
Il calendario resta fitto. La Fed decide nello stesso giorno, con tasso atteso invariato, giovedì 29 tocca alla Bce e venerdì 30 alla Banca del Giappone.
Ufficio Studi Money.it, articolo pubblicato martedì 27 ottobre 2026.