La Banca Centrale Europea si riunisce giovedì 29 ottobre e, secondo i mercati, lascerà i tassi dove sono. Gli operatori attribuiscono alla conferma una probabilità del 97%. Lo scrive Money.it, che si appoggia a un’analisi del Wall Street Journal.

Il tasso sui depositi è al 2,50%, il 2,65% sui rifinanziamenti principali e il 2,90% su quelli marginali. Sono i livelli usciti dal secondo rialzo del 2026, deciso il 10 settembre; il primo risale all’11 giugno.

Il motivo della pausa non è la calma dei prezzi. L’inflazione dell’Eurozona a settembre ha corso al 3,8% rispetto a un anno prima. Ma Francoforte vuole capire meglio dove stia andando, e quanto stiano pesando i due rialzi già fatti.

Poi c’è il fattore Francia. Secondo il Wall Street Journal, un altro giro di vite spingerebbe in alto i rendimenti dei bond sovrani dell’area euro, e Parigi, alle prese da anni con i conti pubblici, pagherebbe di più per finanziarsi. Nelle ultime settimane i bond francesi sono tornati sotto pressione. Lagarde ha detto che per ora lo scudo anti spread non serve, ma il problema resta sul tavolo.

Sul fronte dei prezzi, i segnali non sono ancora allarmanti. Il Wall Street Journal nota che pochi indizi indicano una spirale tra prezzi e salari, cioè l’effetto a catena dell’energia cara sulle buste paga. Il quadro, però, non è chiuso: la maggior parte dei negoziati sui salari parte all’inizio del prossimo anno. E solo entro i primi mesi del 2027 si vedrà quanto abbiano inciso le bollette di riscaldamento sulle famiglie.

A favore della pausa gioca anche il mercato obbligazionario. Per Morgan Stanley, la banca d’affari americana, la recente salita dei rendimenti sulle scadenze lunghe aggiunge già un po’ di stretta per conto suo. In pratica, una parte della stretta la sta facendo il mercato al posto della banca centrale.

Gli analisti di Oxford Economics scrivono ai clienti che che la BCE potrebbe segnalare più chiaramente che l’asticella per nuovi rialzi si sta alzando, o addirittura escludere altre strette. Philip Lane, capo economista della BCE, ha parlato all’inizio del mese di “distruzione della domanda”: un forte calo dei consumi legato alla guerra tra Stati Uniti e Iran, che raffredderebbe i prezzi senza bisogno di molti altri rialzi.

Una pausa, tuttavia, non equivale a una chiusura. Per mercati ed economisti la partita del 2026 resta aperta, e indicano la riunione di dicembre per il prossimo aumento.

Per chi ha un mutuo, la conferma lascerebbe sostanzialmente stabili la rata dei mutui variabili esistenti e il costo di quelli nuovi. Sui BTP conterà il tono di Lagarde in conferenza stampa: parole più dure farebbero salire i rendimenti e scendere i prezzi, parole più morbide farebbero l’opposto. Chi segue i titoli di Stato italiani dovrebbe guardare più alle sue parole che al numero sui tassi.

Money.it, articolo di Laura Naka Antonelli pubblicato martedì 27 ottobre 2026.