Il rendimento del titolo di Stato francese a dieci anni ha superato il 5% il 21 ottobre, a un livello che Parigi non vedeva dal 2002. Non è un caso isolato, e Money.it ricostruisce un quadro in cui il debito pubblico preoccupa gli investitori in più Paesi insieme.
Lunedì 26 ottobre il rendimento francese era sceso al 4,97%. Il merito va a Moody’s, che venerdì sera ha confermato il rating Aa3 evitando il declassamento, ma con outlook negativo e a una condizione: serve una manovra approvata dal Parlamento che riduca davvero il deficit. Rispetto al Bund tedesco, il divario partiva a gennaio con 71 punti base. Poi ha sfiorato quota 175, il massimo da novembre 2011.
A fine giugno l’INSEE misurava il debito francese al 119% del PIL. Quest’anno il deficit dovrebbe arrivare al 5,4%, e il governo cerca risparmi per 43 miliardi in un’Assemblea divisa. I sindacati hanno già proclamato lo sciopero nazionale del 5 novembre. Ne esce un paradosso: lunedì mattina il BTP decennale rendeva il 4,54%, con un vantaggio superiore ai quaranta punti base sul titolo di Parigi.
Fuori dall’Europa il copione è simile. Il Treasury americano a dieci anni ha raggiunto il 5,342% durante la seduta del 1° ottobre. Il decennale giapponese è salito al 3% a inizio settembre, il massimo dal 1996, mentre nel Regno Unito il decennale rende il 5,36%.
I conti globali li ha fatti il Fondo Monetario Internazionale. Nel Fiscal Monitor di ottobre prevede che entro il 2030 il debito pubblico del mondo oltrepassi, in rapporto al PIL globale, la soglia del 100%, una quota mai più toccata dal dopoguerra. Da febbraio a settembre, sempre secondo il Fondo, i decennali del G7 hanno guadagnato in media oltre un punto di rendimento.
Per chi risparmia, il canale è diretto. I mutui a tasso fisso seguono i tassi di mercato sulle lunghe scadenze, e per la prima casa si parte ancora da un intervallo tra 2,80 e 3%. Chi firmerà nei prossimi mesi non dovrebbe contare sul fatto che restino a quel livello.
Sul fronte dei titoli, il quadro ha due facce. All’asta del 13 ottobre il titolo a sette anni ha reso il 4,24% lordo e la scadenza quindicennale il 4,84%, cedole che non si vedevano da tempo. Chi ha già in portafoglio obbligazioni lunghe, però, le vede perdere prezzo a ogni rialzo dei rendimenti. La perdita diventa reale se serve cassa e bisogna vendere prima della fine del prestito.
Anche Piazza Affari risente del clima. Venerdì 23 ottobre il FTSE Mib ha chiuso a quota 48.558, circa il 9,6% al di sotto del massimo di agosto. Soffrono i settori che vivono di debito, tra cui immobiliare, tecnologia e utility. Le banche guadagnano margini finché lo spread non si allarga troppo.
Parlare di crisi, per ora, sarebbe eccessivo: le aste italiane hanno trovato compratori e nessuna grande economia è rimasta senza accesso al mercato. La BCE ha il TPI, lo scudo del 2022 contro gli spread, che finora non è stato mai attivato. Christine Lagarde ha però detto che, per la Francia, la risposta sta prima di tutto nei conti di Parigi.
Le date da segnare sono vicine. Il Tesoro italiano ha due appuntamenti: martedì 27 ottobre colloca i BTP€i e i BTP Short Term, giovedì 29 le scadenze medie e lunghe. Fed e BCE decidono mercoledì 28 e giovedì 29, e per entrambe si attendono tassi fermi. Conta di più la domanda alle aste: dirà quanta fiducia c’è nel debito italiano.
Dati e ricostruzione di Money.it, articolo di Flavia Provenzani pubblicato lunedì 26 ottobre 2026.