Il Pil italiano è cresciuto dello 0,3% nel trimestre aprile-giugno 2026 rispetto ai tre mesi precedenti, secondo la stima flash pubblicata dall’Istat. Il confronto con lo stesso periodo del 2025 porta il progresso su base annua a +0,8%. Il trimestre precedente, gennaio-marzo, si era fermato a +0,2%. Il quadro resta positivo, ma il ritmo non cambia da tempo.

Ancora più utile per capire la traiettoria dei prossimi mesi è la crescita acquisita, il livello già raggiunto a metà anno: vale +0,7% e indica quanto salirebbe il Pil nel 2026 anche se nei prossimi due trimestri restasse fermo. Come riportato da QuiFinanza, questo margine rende poco probabile un ritorno alla recessione nella seconda parte dell’anno. Una soglia di sicurezza che l’economia italiana non aveva a disposizione due anni fa.

A muovere l’economia sono soprattutto i servizi, mentre l’industria fatica a tenere il passo. La produzione manifatturiera resta debole da tempo, un segnale in linea con il resto dei dati congiunturali diffusi negli ultimi mesi. Il tasso di disoccupazione resta vicino al 5%, un livello che l’Italia non vedeva da anni. Le imprese di servizi assumono, le fabbriche restano caute.

Il problema, quindi, non è più evitare il segno meno. Da sei trimestri il Pil oscilla tra lo zero e lo 0,3%, un ritmo che tiene il Paese fuori dal rosso ma che non basta a far salire in fretta il reddito medio, a far ripartire gli investimenti delle imprese o a portare giù il rapporto tra debito pubblico e Pil. Una crescita di questa intensità copre a stento l’inflazione e il costo del debito pubblico che l’Italia paga ogni anno. Il mercato del lavoro regge, ma un ciclo così lento lascia poco margine di manovra se l’occupazione dovesse rallentare a sua volta.

Nel biennio successivo alla pandemia le variazioni trimestrali erano molto più ampie, in entrambe le direzioni. La fase attuale è diversa. È una crescita stabile ma modesta, che dura da un anno e mezzo, senza che nessuna misura di politica economica l’abbia finora spostata in modo netto. Le misure di sostegno agli investimenti approvate negli ultimi due anni non hanno finora cambiato in modo visibile questa traiettoria.

Per chi valuta un mutuo, un investimento o un aumento di stipendio nei prossimi mesi, il riferimento resta questo: con un’economia che avanza sotto l’1% l’anno, il prossimo dato Istat sulla produzione industriale dirà se l’Italia riesce ad alzare il ritmo, oppure se questo equilibrio a bassa velocità diventa la nuova normalità.

Dati Istat ripresi da QuiFinanza in un articolo di Danilo Supino, pubblicato il 30 luglio 2026.