Il CME Group, la principale piazza mondiale per i derivati, ha introdotto domenica scorsa un contratto futures sul petrolio WTI di taglio ridotto, pensato per chi investe piccole somme. Il contratto copre 10 barili di greggio, contro i 100 del Micro WTI già esistente e i 1.000 dello standard tradizionale: al prezzo attuale del petrolio, comprarne uno costa circa 870 dollari.

Il lancio arriva dopo l’annuncio dello scorso 11 giugno, quando la società aveva reso noto il progetto di offrire il trading no stop, sette giorni su sette, in attesa del via libera dei regolatori. Da domenica quel via libera è arrivato e il nuovo strumento è operativo.

Per l’analista di eToro con base a Singapore, Zavier Wong, intervistato dalla CNBC, fino a poco tempo fa scommettere sul prezzo del greggio richiedeva capitali fuori dalla portata del piccolo risparmiatore. Con il contratto Micro WTI, che vale 100 barili, ogni variazione di un dollaro del prezzo del petrolio si traduce in cento dollari di guadagno o perdita: una cifra che il nuovo contratto da 10 barili riduce a un decimo, rendendo l’esposizione molto più gestibile per chi investe somme contenute.

L’interesse dei piccoli investitori per il petrolio era già in crescita prima del debutto del nuovo contratto. Il CME ha reso noto che a maggio il Micro WTI ha registrato una media di 272.000 contratti scambiati al giorno, il 317% in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La fase di tensione sui mercati energetici legata al conflitto in Medio Oriente ha probabilmente contribuito ad alimentare quella domanda.

Non tutti gli operatori guardano alla novità senza riserve. Carley Garner, che lavora come broker per DeCarley Trading ed è strategist delle materie prime, ha riconosciuto, parlando alla CNBC, che il petrolio sta diventando un mercato via via più aperto a tutti, ma ha anche avvertito che una maggiore partecipazione retail può tradursi in più speculazione: variazioni di prezzo innescate da reazioni emotive più che dai dati reali di domanda e offerta.

Un giudizio più cauto arriva da Ole Hansen, a capo della strategia sulle materie prime di Saxo Bank, secondo cui i prezzi delle commodity restano ancorati al mercato spot e non possono allontanarsi a lungo dai fondamentali. Anche per Steve Sosnick, che guida la strategia di Interactive Brokers come chief strategist, il mercato resta guidato da chi opera su scala industriale: produttori statali, grandi compagnie energetiche e trader istituzionali muovono volumi che i singoli risparmiatori non possono avvicinare. Quello che cambia, secondo Sosnick, è che una nuova generazione di persone comincia a seguire il prezzo del petrolio con un interesse diretto, anche solo per curiosità.

Chi valuta di entrare in questo mercato deve considerare che un contratto da 10 barili resta comunque uno strumento a leva, con guadagni e perdite amplificati rispetto al capitale investito: prima di aprire una posizione conviene simulare l’impatto di un’oscillazione di pochi dollari sul prezzo del greggio.

Dati e dichiarazioni raccolti da Money.it, a firma di Laura Naka Antonelli, nell’articolo pubblicato il 1 settembre 2026.