Il metodo delle 52 settimane propone un risparmio che cresce di pochi euro alla volta: si parte con un euro nella prima settimana dell’anno e si sale fino a 52 euro nell’ultima. Chi segue l’intero calendario arriva a dicembre con 1.378 euro accantonati, il totale di tutti e 52 i versamenti settimanali. È un sistema adatto a chi non arriva a mettere via una cifra fissa ogni mese, ma riesce a gestire un impegno che aumenta in modo graduale.
La progressione si vede bene a metà strada. Dopo tredici settimane il conto arriva a 91 euro. A metà anno, intorno alla settimana 26, la cifra messa da parte sale a 351 euro. Alla settimana numero 40 si superano gli 820 euro, e le ultime dodici settimane portano il totale fino a 1.378 euro. Per restare sotto quota 1.300 euro basta interrompere il percorso con qualche settimana di anticipo, oppure cominciare da mezzo euro anziché da uno intero. Raddoppiando ogni importo il risultato finale diventa 2.756 euro.
Esiste anche una versione capovolta, che inverte l’ordine dei versamenti: a gennaio si mette via la cifra più alta, 52 euro, e si scende progressivamente fino a un euro nell’ultima settimana di dicembre, mantenendo lo stesso totale finale di 1.378 euro. Questa variante sposta lo sforzo maggiore all’inizio dell’anno e lascia l’ultimo mese più leggero. È il formato più indicato per chi deve fare i conti con il fisco negli ultimi mesi dell’anno, per esempio le partite IVA, oppure per chi vuole arrivare a dicembre con meno spese da affrontare. Una terza versione, quella libera, mantiene gli stessi 52 importi ma lascia scegliere quale versare ogni settimana: comoda per chi ha entrate irregolari. Resta rischiosa per chi rimanda sempre gli importi più alti e si ritrova a dover versare le cifre maggiori proprio a dicembre.
Dove mettere questi soldi conta quanto il metodo in sé. Chi lascia questi soldi fermi in contanti, o parcheggiati sul conto corrente, li vede perdere valore con l’inflazione senza alcun rendimento a compensare. Anche gli strumenti pensati apposta per far crescere i risparmi, per esempio il conto deposito o il libretto postale, spesso non si prestano a versamenti settimanali di pochi euro: in genere pretendono una soglia minima per aprirli o un vincolo di durata. Il problema è che su una cifra intorno ai 1.300 euro accumulata in dodici mesi, l’interesse che matura resta comunque limitato una volta tolte le tasse.
Lo strumento più adatto, secondo QuiFinanza, è il salvadanaio digitale: un’area di accantonamento separata dal conto corrente, che diverse banche e servizi di conto online integrano direttamente nella propria applicazione. Accetta anche un solo euro alla volta senza vincoli particolari, e in molti casi arrotonda in automatico ogni pagamento con carta, mettendo da parte nel salvadanaio quanto manca per arrivare all’euro tondo successivo. Il vantaggio principale è pratico: i soldi escono dal conto usato ogni giorno, il che rende più difficile spenderli per sbaglio. Conviene comunque controllare il foglio informativo: non tutti i salvadanai digitali riconoscono interessi alle stesse condizioni.
Non serve aspettare gennaio per cominciare. Basta fissare un giorno preciso per il versamento, per esempio ogni domenica sera oppure il lunedì all’apertura della giornata, e attivare un bonifico ricorrente o una funzione di risparmio automatico offerta dalla propria banca. Chi riceve lo stipendio a fine mese può anche accantonare in un colpo solo l’importo di quattro settimane, unendo il metodo del pagarsi per primi alla logica delle 52 settimane. Chi comincia questa settimana arriva comunque a un anno intero di versamenti. Aspettare gennaio significa solo accorciare il calendario, non ridurre la cifra finale.
Il metodo e le cifre citate arrivano da un articolo di Mirko Ledda pubblicato da QuiFinanza il 16 agosto 2026.