Il governo sta studiando l’introduzione di un fondo pensione dedicato ai neonati, che partirebbe con un contributo pubblico per poi accogliere anche versamenti dei familiari. L’ipotesi si ispira a una misura entrata in vigore da poco in Germania, dove lo Stato accredita una piccola somma mensile su un conto di investimento intestato a ogni bambino. In Italia il progetto è ancora allo studio, non una misura già approvata.

Marina Calderone, a capo del ministero del Lavoro, lo ha raccontato in un colloquio con il Corriere della Sera: in questa fase il governo starebbe valutando soprattutto la sostenibilità finanziaria dell’idea, cioè dove trovare le coperture necessarie per renderla realizzabile su scala nazionale.

In Germania la misura è appena partita e non esistono ancora numeri reali sull’adesione delle famiglie o sui risultati concreti dei fondi coinvolti. Tutto quello che circola oggi, dalle prime stime fino alla cifra più alta, nasce da ipotesi di mercato calcolate su archi di tempo lunghissimi, non da un risultato già verificato sul campo.

Il principio che rende interessante l’idea non riguarda l’importo di partenza, ma il tempo a disposizione. Un contributo piccolo, investito per diversi decenni, può accumulare un capitale rilevante grazie alla crescita composta: gli interessi maturati generano a loro volta altri interessi, anno dopo anno. È esattamente il meccanismo su cui si regge il modello tedesco preso a riferimento.

Nella versione tedesca lo Stato versa dieci euro ogni mese per ciascun bambino, tra i sei e i diciotto anni di età. I genitori, se vogliono, possono aggiungere altri versamenti a quello pubblico. In dodici anni il contributo statale complessivo per ogni beneficiario si ferma a 1.440 euro, una cifra tutt’altro che enorme.

Le simulazioni citate da Money.it partono da un’ipotesi precisa: un rendimento annuo del 7% mantenuto fino al pensionamento, attorno ai 65 anni. Con quell’ipotesi, il solo contributo statale potrebbe arrivare a circa 53.000 euro. Se i genitori versassero altri 20 euro ogni mese nello stesso periodo, la cifra finale potrebbe salire fino a 160.000 euro circa, sempre nell’ambito dello stesso scenario di rendimento e non come somma già garantita.

Nessuno di questi numeri è un dato certo. Il risultato finale dipende da come andranno i mercati nei prossimi decenni, da quanto verrà effettivamente versato e dalle regole che il governo deciderà di adottare, ammesso che la misura venga confermata. Chi comincia prima ottiene un vantaggio che nessun versamento tardivo può recuperare del tutto: è la logica dell’interesse composto, non un incentivo particolare della misura italiana.

Per chi ha un figlio piccolo o lo aspetta, la mossa più utile ora non è calcolare già una cifra su un fondo che in Italia non esiste ancora, ma tenere d’occhio i prossimi annunci del ministero del Lavoro sulla sua reale partenza.

Dati e simulazioni riportati da Money.it il 9 settembre 2026, a firma di Pietro Pisello.