Aline Brosh McKenna e David Frankel, sceneggiatrice e regista del seguito de Il diavolo veste Prada, hanno risposto a una domanda di Panorama durante la conferenza stampa internazionale organizzata per il film. Nel 2006 il dilemma di Andy Sachs riguardava una scelta tra ambizione e integrità personale. Nel nuovo capitolo quella scelta smette di essere risolutiva: il vero antagonista non è più una direttrice esigente, ma la fragilità strutturale del lavoro nei media.

Nella nuova sceneggiatura, Andy perde il lavoro pur avendo seguito ogni indicazione morale del primo film: molla il potere, resta fedele ai propri principi, sceglie il giornalismo alla moda patinata. Non le basta. Frankel racconta di aver chiesto a chiunque lavori nel giornalismo o nello spettacolo se esista una qualche ricompensa riservata a chi si comporta correttamente, e di aver ricevuto sempre la stessa risposta: nessuna. Brosh McKenna aggiunge che il trauma più grande non è perdere un impiego, ma scoprire che l’intero settore in cui hai costruito una carriera può sparire, testata dopo testata.

Anche Miranda Priestly perde qualcosa che sembrava intoccabile: l’autorità assoluta. Nel seguito deve rispondere a bilanci, inserzionisti pubblicitari e riviste sempre più snelle, dentro un settore editoriale dove nessuno controlla più tutto. Le riprese si sono svolte in gran parte a Milano, tra la settimana della moda e il lago di Como. Brosh McKenna giustifica la scelta descrivendo la città come la capitale indiscussa del sistema moda contemporaneo, più elettrica agli occhi della produzione rispetto a Parigi, Londra o New York.

Un aneddoto raccontato da Frankel conferma questo approccio. Nell’ultima notte di riprese milanesi, con la troupe ormai sfinita e il tempo a disposizione di Streep quasi esaurito, la produzione pensava di eliminare un’inquadratura nella storica Galleria, a due passi dal Duomo. Streep si è rifiutata di lasciar perdere e ha preteso che la scena venisse girata comunque, nonostante l’ora tarda.

Frankel lega questa fragilità professionale a un cambiamento più ampio. Sostiene che chi è giovane oggi cambierà mestiere più volte nel corso della vita, non una sola. È lo stesso schema che descrive Andy: una reinvenzione forzata, non scelta, che secondo il regista riguarderà sempre più lavoratori del settore creativo e non solo.

Il film aggiunge anche un elemento comico nuovo: Lady Gaga interpreta se stessa in una rivalità immaginaria con Miranda, e ha scritto tre brani per la colonna sonora del film. Per la coppia di autori, però, il momento più forte del set resta un altro. È il giorno in cui l’intero cast è tornato in costume, con Stanley Tucci, Emily Blunt, Anne Hathaway e Meryl Streep di nuovo nei rispettivi ruoli dopo due decenni.

Chi lavora oggi nell’editoria, nei media o in altri settori creativi esposti a ristrutturazioni improvvise può leggere il film come uno specchio, prima ancora che come intrattenimento. Conviene chiedersi, davanti alla prossima riorganizzazione aziendale, se le proprie competenze reggerebbero un cambio di settore imposto dall’esterno.

Dichiarazioni raccolte da Panorama durante la conferenza stampa internazionale del film, pubblicate il 2 agosto 2026.