Nel 2025 il comparto televisivo italiano ha raggiunto un fatturato che vale 9,6 miliardi di euro, quasi un decimo in più rispetto a quanto incassava nel 2019, l’ultimo anno prima della pandemia. Lo mostra un nuovo studio di Mediobanca sul settore media ed entertainment, secondo cui lo streaming ha ormai superato la pay tv classica.
Tra i singoli operatori, Rai resta al primo posto: nel 2024 i ricavi sono saliti del 4,7%, a quota 2,8 miliardi. Sky insegue a 2,3 miliardi, con un balzo dell’8,6% che ne fa il gruppo cresciuto più in fretta tra i tre grandi nomi. Mediaset chiude il podio a 2,1 miliardi, in aumento del 6,9%.
Il trio storico pesa ancora per circa il 63% sui ricavi complessivi dei grandi gruppi del comparto, ma la quota si restringe. Due anni fa era al 68%, e nel frattempo Disney+, Dazn, Prime Video e Netflix hanno eroso terreno nell’offerta audiovisiva italiana. In due anni il peso dei tre broadcaster è calato di 5 punti percentuali.
Sommando tutti gli operatori, il fatturato del comparto è cresciuto del 7,4% nel solo 2024 e del 10,7% dal 2022. A spingere di più sono stati gli abbonamenti ai servizi video, saliti del 15,8%, insieme alla raccolta pubblicitaria, salita del 9,6%. Anche il segmento pay tv più classico è tornato a crescere, del 5,4%.
Sul piano della redditività, il margine operativo del comparto torna in territorio positivo, al 2,5%, dopo la fase di contrazione legata alla concorrenza online. Il personale delle società osservate dallo studio, però, si è ridotto del 3,8%, fino a 22.619 addetti.
Guardando all’intero comparto radiotelevisivo, a mutare è prima di tutto il modo in cui si formano i ricavi. Gli abbonamenti alle piattaforme digitali sono saliti del 10% e coprono ormai il 24,9% del fatturato totale. Il valore generato dallo streaming si aggira sui 2,4 miliardi, il 59,4% della spesa per la tv a pagamento, con un balzo di circa 45 punti percentuali sul 2019. Il numero di abbonati alla pay tv più classica, nello stesso arco di tempo, è invece calato del 5,5%.
Oltre ai contratti in abbonamento crescono le formule ibride più economiche con inserzioni pubblicitarie, insieme ai canali gratuiti sostenuti dalla pubblicità. La sfida tra le piattaforme si gioca sempre meno sulla conquista di nuovi utenti, sempre più sulla capacità di valorizzarli con dati e pubblicità mirata.
Il confronto con le altre tv pubbliche europee ridimensiona la Rai sul fronte dei ricavi, non su quello dell’efficienza. In testa c’è la Germania, a 9,8 miliardi, davanti al Regno Unito, a 7,9 miliardi, e alla Francia, a 4,4 miliardi. Rai, a 2,8 miliardi, opera quindi su una scala più piccola rispetto ai grandi mercati europei, ma nel 2024 ha segnato il margine operativo più alto tra i broadcaster pubblici del confronto, al 3,9%, mentre quasi tutti gli altri restano in rosso.
Tra i grandi Paesi europei, il canone italiano risulta il meno caro: 90 euro l’anno, un costo giornaliero di circa 25 centesimi per chi lo paga, ben sotto la media europea, che si ferma a 34 centesimi.
Per chi segue il settore, il dato da monitorare nei prossimi trimestri è la velocità con cui lo streaming continua a guadagnare terreno sulla pay tv classica. Se il sorpasso già visto nel 2025 si conferma, anche il modo in cui Rai, Sky e Mediaset finanziano i propri palinsesti dovrà cambiare più in fretta del previsto.
Dati ed elaborazioni tratti dallo studio dell’area Studi di Mediobanca, ripreso da Forbes Italia il 14 settembre 2026.